Il Tirreno

Grosseto

Dalla Cambogia a Roselle, zampa tesa tra Black e Claudio

Francesca Ferri
Black e il suo proprietario Claudio Gargano al Festival del Bastardino
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Black e il suo proprietario Claudio Gargano al Festival del Bastardino

Grossetano designer di moda in Asia adotta un randagio e tra mille difficoltà lo porta con sé in Italia

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GROSSETO. Come si dice «ti voglio bene» in lingua khmer? A Claudio Gargano e a Black non c’è voluto l’aiuto di un interprete. Sono bastati due occhioni neri profondi e birichini, un musetto che faceva capolino da montagne di jeans e i nervi saldi di un grossetano che ha dovuto superare mille ostacoli burocratici e metter mano al portafoglio, non solo per il salatissimo biglietto aereo a tre zeri ma anche per sveltire più di un funzionario asiatico.

È una storia d’amore che attraversa l’Asia e l’Europa quella di Claudio, grossetano di 40 anni, e Black, un bastardino nero come la pece con passaporto cambogiano.

Claudio è un designer che da anni vive tra Roselle, con la compagna Francesca, e l’Asia, ora in Pakistan, ora in Bangladesh, Cina e Cambogia. «Ero proprio in Cambogia per lavoro per seguire alcune linee di Zara e Tezenis in una grande fabbrica di 3.000 dipendenti – racconta Claudio –. Un giorno, era il maggio 2014, mi appare in ufficio una palla di fuliggine nera. Era un cagnolino randagio, un cucciolo, portato dall’infermiera della fabbrica dal suo villaggio».

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La sensibilità verso i cani in Asia è lontana anni luce da quella europea. E anche se in Cambogia non vengono mangiati (come in Cina o in Corea), il Paese ne è comunque fornitore per le tavole asiatiche.

Black, va detto, non correva di questi rischi. Ma da randagio aveva qualche acciacco, era affamato e aveva bisgono di una famiglia. «Cominciai a comprargli le scatolette e a curarlo – racconta Claudio – e tutti a dirmi: ma che fai? Io invece mi ero già affezionato». Dopo sei mesi i due sono inseparabili. Black, così ribattezzato per il pelo corvino, è un habitué dell’ufficio di Claudio e non solo. Diventa la mascotte dei clienti, e anche i manager, pian piano, cominciano a prenderlo in simpatia.

Così quando Claudio a marzo riceve un’offerta che lo riporta in Italia – a Montecatini – si apre il dilemma: non certo “se” portare Black in Italia, ma “come” portarlo. «Ho chiamato la mia compagna in Italia per capire quali erano le pratiche necessarie – spiega Claudio – quindi mi sono rivolto al dipartimento di salute cambogiana, alla compagnia aerea... La procedura è molto complicata». Black deve fare i vaccini, dotarsi di una gabbia adatta al volo, trovare un aereo con la stiva, mettere il microchip, fare i conti con la burocrazia corrotta. Passaggi non semplici. «Alla fine, tra biglietto aereo e qualche “extra”, mi è costato 2.000 euro», dice Claudio. E un’attesa infinita.

Black, infatti, ha dovuto viaggiare da solo. «L’ho salutato in Cambogia e l’ho rivisto a Fiumicino dopo 21 ore – racconta Claudio –. Ero preoccupato: ha tenuto i suoi bisogni tutto il tempo e quando l’ho rivisto a Fiumicino era stremato. Ma passati due giorni si è ripreso».

Ora Black scorrazza nel suo giardino, il primo della sua vita: «Prima non conosceva che il cemento della fabbrica», dice Claudio. E poi va al mare e ha un fratellino adottivo. E domenica, al Festival del Bastardino dell’Enpa, ha pure vinto una medaglia. Ma non è stato l’unico successo. «Il proprietario della fabbrica cambogiana ha preso anche lui un cane e così i manager. Sono contento che grazie a Black anche loro si siano sensibilizzati un po’ di più».

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