Sicurezza
Arrivano i profughi E in paese hanno paura
A Massa Marittima, borgata Ghirlanda, sono stati trasferiti ventitré rifugiati I residenti incolpano il Prefetto: «Ce l’ha tenuto nascosto fino alla fine»
MASSA MARITTIMA. La gente è infuriata e sente dentro di sé paure e sospetti. «Qua nessuno è razzista» precisa subito Laura Poccioni, aprendo la discussione. «Il problema è che questa decisione è stata presa dall’alto senza dare alcuna informazione ai cittadini. Noi abbiamo saputo di questi arrivi solo a cose fatte». Quale decisione? Parliamo di ventitré profughi, tra pakistani e bengalesi, che sono stati appena trasferiti in tre appartamenti privati a Ghirlanda, una borgata di cinquanta anime che giace a valle del colle su cui si erge Massa Marittima.
«A noi interessa che le cose siano fatte in modo chiaro e certificato» continua, riassumendo la posizione delle decine di presenti nella sala. E aspetti da chiarire non mancano. Ad esempio «quegli appartamenti non hanno un sistema di riscaldamento e per compensare hanno installato delle bombole di gas fuori dalle case. Così oggi noi viviamo con cento litri di gas dietro l’angolo» raccontano gli abitanti, che a più riprese chiamano in causa il prefetto, Anna Maria Manzone, dato che è lei a capo del sistema d’accoglienza in Maremma. «Poteva coinvolgerci per tempo e noi ci saremmo dati da fare per prenderci cura di questi ragazzi – dice una residente alzandosi in piedi – Invece ora, per come sono andate le cose, abbiamo paura».
Paura è la parola più usata dalla gente che ieri ha organizzato un incontro a cui invitare il sindaco Marcello Giuntini proprio per discutere dei profughi. Paura perché Ghirlanda sono due file di case ai bordi di una strada in cui la vita è scandita da una tranquillità d’altri tempi. Paura perché all’improvviso sono arrivati ventitré stranieri e non è chiaro come saranno gestiti.
«In quelle case abitano oggi venti persone, da domani saranno più profughi che ghirlandini» dice una ragazza. Quegli appartamenti infatti sono stati costruiti di recente e solo alcuni sono abitati. In tre di questi, da oggi, troveranno ospitalità gli esuli che nell’ultimo anno sono stati accolti nel centro della Castellaccia, a Gavorrano. E la gestione di tutto il servizio fa sempre capo all’associazione Partecipazione e Sviluppo di Bagni di Lucca. «Mi chiedo se sia regolare accogliere dei profughi in abitazioni d’uso civile» dice Fiorenzo Borelli di Massa Comune, presente all’incontro. «L’associazione ci ha detto che li terranno sotto controllo e che sono persone educate, ma non abbiamo garanzie» si sente dire tra un intervento e l’altro. Ma non solo: «qui ci si riempie la bocca con la solidarietà, ma poi non c’è nulla di simile – riprende Laura – Hanno portato in questi appartamenti materassi che sembrano presi dalla discarica e poi ci sono quelle bombole del gas».
Qui interviene Giuntini, che in prima battuta spiega che i Comuni ormai sono fuori dalle decisioni sull’accoglienza, di non aver saputo nulla dalla Prefettura fino a decisione presa. «Mi impegno a chiedere verifiche perché tutto sia a norma senza rischi per la popolazione» dice il sindaco. Che annuncia che ben presto arriveranno anche altri esuli e che questa volta toccherà a Massa Marittima ospitarli. Più o meno, sedici persone. La borgata però riporta subito l’attenzione sulle proprie paure. «Qua non c’è illuminazione, non c’è sorveglianza» dice un anziano. «Vedremo se ci sarà modo di organizzare un sistema di emergenza anche per questo» dice il sindaco. Perché di questo si tratta: di un’emergenza.
Alfredo Faetti
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