Gioco
Altri tredici punti critici nella Via all’inceneritore
L’inchiesta pubblica si è chiusa con la relazione dell’ambientalista Annino Per l’ingegnere non rispettano alcune norme di legge, deciderà la Regione
SCARLINO. L’inchiesta pubblica si è chiusa con tanti ringraziamenti e qualche mugugno. Se da una parte tutti i partecipanti hanno espresso la loro soddisfazione per il comportamento dei commissari guidati dal presidente Gianni Taddei, dall’altra non si sono lasciati sfuggire l’occasione per criticare alcune parti della relazione finale sul procedimento.
L’elenco delle criticità legate all’inceneritore di Scarlino non sono esaustive secondo il fronte del no per descrivere tutti i rischi ambientali connessi alla riaccensione dei forni. Secondo il presidente del Comitato del No, Mario Monciatti, il tempo dell’istruttoria è stato troppo scarso per arrivare a una decisione. Al contrario, il presidente di Scarlino Energia, Moreno Periccioli, ha ribadito come la società e i suoi tecnici abbiano fatto «tutto il necessario per far sì che chi deve decidere possa farlo in modo sereno e oggettivo». E chi deve decidere è la Regione Toscana. La stessa che riceverà nei prossimi giorni un nuovo documento da inserire agli atti: un parere (offerto gratuitamente) dall’ingegner Vincenzo Annino, ex dipendente dell’Ansaldo convertito all’ambientalismo in tarda età. Un documento che elenca tredici punti non solo di criticità dell’impianto scarlinese, ma anche di irregolarità rispetto alle norme vigenti. Ed è questo parere forse l’ultima vera carta del fronte del no.
I Comuni di Follonica e Scarlino avrebbero voluto giocarsela in Conferenza dei servizi, ma alla fine è finita sul tavolo già ieri, durante l’ultima seduta dell’inchiesta. In buona sostanza, il documento a firma di Annino scandisce in termini tecnici i punti in cui l’impianto avrebbe delle discrepanze con la legge. Ad esempio, nel progetto presentato da Scarlino Energia c’è «una carenza di dettagli tecnici», riguardo vari temi come la combustione, gli scarichi a mare e il monitoraggio, tale per cui lo stesso ad ora non possiede tutti i requisiti necessari per il rilascio della Via, secondo l’esperto. Allo stesso modo, c’è il problema che i fumi dell’impianto avrebbero temperature troppo alte con possibili ricadute su cittadini e lavoratori e i camini sono troppo bassi. «Prendiamo atto di questo parere, ma non rispondiamo – dice Periccioli – Non ci permettiamo qui di entrare nel merito», rimandando tutto a Firenze. Infatti, il pacchetto di dubbi firmati Annino ora entrerà a far parte della documentazione su cui la conferenza dei servizi rilascerà un parere, l’8 settembre. Anche la proroga concessa dalla Regione è entrata nella discussione di ieri con i comitati che chiedevano una proroga parallela per l’inchiesta stessa, negata da Taddei. Ma le contestazioni maggiori hanno riguardato la relazione finale. «Esprimo soddisfazione per l’insistenza con cui si parla del principio di precauzione – ha detto Roberto Fazzi, avvocato alla guida della class action contro Scarlino Energia – Ma allo stesso tempo esprimiamo una certa delusione per come lo stesso principio è stato trattato nelle conclusioni, quasi ignorato». Anche la Lipu ha detto la sua: prima, evidenziando come nelle criticità elencate nella relazione non ci sia cenno «alle immissioni in mare»; e secondo, perché «si parla sempre di area industriale, ma in realtà quell’impianto incide su un palude che rientra nella convenzione Ramsar, su quattordici aree protette e su centri turistici, senza contare i due comuni».
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