Attenzione
Grosseto cade dalla sella
L’Esercito ha deciso: lo storico servizio del Cemivet trasloca a Roma
GROSSETO. Ormai è deciso: il Centro militare veterinario perderà il settore dei cavalli. È solo questione di tempo, ma la decisione di trasferire tutto a Roma, a Montelibretti, è già stata presa ed è tutt’altro che allo studio. Da un carteggio tra lo Stato maggiore dell’esercito e il Rotary di Grosseto, che si era interessato della questione nei mesi scorsi, sembra emergere proprio l’assoluta mancanza di spazi per eventuali ripensamenti.
Il Rotary chiede. Alcuni mesi fa, nel corso del proprio mandato che si è concluso a fine giugno, Irma Fanteria, presidente del Rotary di Grosseto nell’annata 2014-1015, aveva scritto allo Stato maggiore dell’esercito manifestando il disappunto suo e del club e non poche perplessità in merito a quello che, in quel momento, poteva essere definito l’eventuale trasferimento dell’allevamento equino dalla sede di Grosseto a quella di Montelibretti, a Roma, dove ha sede il Centro militare di equitazione. Un trasferimento che porrà fine a una storia, e una tradizione, che va avanti, ininterrottamente, seppure con alti e bassi, sin dal 1870. Un aspetto positivo in questo quadro però ci sarebbe: la tutela dei posti di lavoro grossetani.
L’esercito risponde. Non sarà, naturalmente, una cosa immediata, dal giorno alla notte, ci vorrà ancora qualche anno, per i lavori, ma la decisione sembra ormai presa: Grosseto dovrà dire addio ai cavalli del Centro militare veterinario. Questa, in buona sintesi, la sostanza della risposta che da parte dell’amministrazione della Difesa è già stata presa ed è scritta, nero su bianco, nella risposta che il generale di Corpo d’armata Giovanni Battista Borri, sottocapo di Stato maggiore dell’esercito, ha inviato il 23 giugno all’allora presidente del Rotary Club di Grosseto Fanteria, che, ironia della sorte, pochi giorni dopo è stata avvicendata alla guida del club dal generale Giuseppe Vilardo, già comandante del Cemivet di Grosseto.
Spending review. Al di là del politichese della risposta che era stata data a suo tempo all’interrogazione parlamentare proposta dal presidente della Commissione agricoltura della Camera, Luca Sani, che lasciava intendere come la questione fosse ancora in fase di studio, il generale Borri spiega, rispondendo al Rotary di Grosseto, che la decisione è già presa e che deriva dai provvedimenti legislativi sia di riduzione della spesa, ma anche di una più generale revisione organizzativa delle forze armate.
Basta duplicazioni. Borri cita il “Libro bianco della Difesa”, che avrebbe come principio cardine proprio quello di «eliminare qualunque duplicazione di funzione». A questo si ispira il processo di trasformazione e di ammodernamento avviato dalla Difesa, che sta travolgendo il Cemivet. «In tal senso – scrive il generale Borri – con approccio multidisciplinare e scevro da preconcetti, è stata studiata in maniera molto approfondita ogni unità organizzativa, livello di comando e struttura di supporto dell’esercito, con l'intento, in carenza di risorse, di accentrare le funzioni per ridurre i costi. A tale processo, ovviamente – chiosa l’alto ufficiale – non può esimersi dall’essere sottoposto anche il comparto equestre dell’esercito».
Spostare o chiudere. Anche il comparto equestre dell’esercito, dunque, deve adeguarsi alla spending review, pena non essere più sostenibile e scomparire. A Montelibretti, dove oltre al Centro militare di equitazione ha sede anche l’ospedale militare veterinario, è stato quindi deciso di creare un polo equestre. «Tale scelta – spiega il generale Borri – è volta a creare un ciclo virtuoso che sia in grado, grazie all’istituto della permuta di beni e servizi, di realizzare un sostanziale auto - sostentamento finanziario, quindi senza oneri di mantenimento a carico dell'amministrazione della Difesa. Diversamente, la scelta obbligata sarebbe quella di chiudere tutto». Così è, se vi pare.
Tradizione e costi. Alle perplessità espresse da Irma Fanteria, il generale Borri risponde che anche Montelibretti è un’area demaniale tecnicamente e storicamente legata all'allevamento degli equini ed «è già oggi sede di un nucleo allevatoriale sperimentale di eccellenza». Borri non dà numeri, ma rassicura anche sul fatto che i costi dei lavori infrastrutturali che saranno necessari per il trasferimento non saranno così alti e né saranno a carico del bilancio della Difesa.
Niente spari. L’area del centro militare veterinario – tranquillizza Borri – non sarà utilizzata per esercitazioni con mezzi pesanti o corazzati, né, tanto meno, per le esercitazioni a fuoco, come si era temuto, né il progetto – e questa è davvero una buona notizia – avrà impatti sul personale di Grosseto dove resterà operante sia l’allevamento dei cani che il centro ippico militare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
