Il Tirreno

Grosseto

Congedi truffa, dipendente pubblico nei guai

Pierluigi Sposato

Dichiara di assistere la moglie disabile, invece è in vacanza in Kenya con un'amica

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GROSSETO.Aveva chiesto il congedo retribuito per assistere in una circostanza la moglie invalida e in altre l’anziana madre, anch’essa disabile. Tutto ok se non fosse che aveva usufruito di quel periodo di tempo per tre vacanze, trascorse in Africa. E in quei tre soggiorni non era nemmeno in compagnia di moglie e mamma: era con un’altra donna...

A fargli le bucce erano state le fiamme gialle: il nucleo mobile della Compagnia di Grosseto aveva messo insieme tutta una serie di riscontri e aveva consegnato in Procura un’informativa in cui si riassumevano i comportamenti ritenuti illeciti dell’uomo. Il sostituto procuratore Stefano Pizza li aveva condensati nella richiesta di processo per i reati di truffa e falso. A prescindere dalla storia che l’uomo avrebbe avuto con la donna, ininfluente sulle imputazioni pur se citata nel capo di accusa. Anche perché l’uomo avrebbe denunciato falsamente di aver smarrito il passaporto sul quale c’erano i timbri di entrata e di uscita dai paesi esteri e che avrebbe dovuto consegnare in Questura.

Accuse di fronte alle quali l’uomo - un grossetano oggi 62enne - non si è difeso: all’udienza preliminare ha patteggiato la pena di 1 anno e 8 mesi di reclusione più 820 euro di multa. L’uomo non andarà in galera: la pena è stata sospesa dal giudice Valeria Montesarchio. Ma all’imputato è stata anche confiscata la somma di 2.143 anni, già sottoposta nel 2013 a sequestro preventivo, denaro pari alle retribuzioni che sarebbero state indebitamente percepite.

Andiamo per ordine, secondo le conclusioni della guardia di finanza che l’imputato - dipendente di un’istituzione pubblica di Grosseto - ha preferito non discutere. Al centro di tutte le richieste di congedo straordinario retribuito per l’assistenza di un familiare disabile c’è quanto previsto dall’articolo 4 delle legge 53 del 2000. L’uomo aveva fatto ogni volta richiesta e ogni volta la domanda era stata accolta. In un primo caso per tutto un mese del 2008; in un secondo caso per una ventina di giorni del 2010; in un terzo per una settimana del 2012. In tutti questi casi (il primo a favore dell’assistenza da prestare alla moglie, gli altri due a favore della madre) l’uomo sarebbe invece andato in vacanza: in Kenya le prime due volte, in Tanzania-Zanzibar la terza. Il dipendente si sarebbe così procurato retribuzioni non dovute: rispettivamente per 1.119 euro, 772 euro e 301 euro, in danno del ministero che li aveva erogati (un’aggravante).

Questo per quanto riguarda i viaggi. Ma c’è dell’altro. Perché il dipendente avrebbe indotto in errore il proprio datore di lavoro anche in altre due circostanze, nell’agosto 2008 e nel gennaio 2013. Anche in questi due casi aveva chiesto due distinti congedi per assistere i familiari: ma le fiamme gialle avevano accertato che in quei dieci giorni - per la moglie, nel primo caso - e in quegli otto giorni - per la mamma, nel 2013 - le donne erano ricoverate in una struttura ospedaliera: insomma, secondo la Procura l’uomo non avrebbe avuto diritto a quei 380 euro più altri 347 che gli erano poi stati erogati.

A queste conclusioni gli uomini del nucleo mobile del comando di piazza del Popolo erano giunti dopo aver preso visione e copia della documentazione raccolta negli uffici del datore di lavoro e della Asl 9. Come dimostrare che effettivamente l’uomo non solo non aveva assistito la moglie e la madre ma si trovava all’estero e per di più con un’altra donna? Attraverso il passaporto. Nel novembre 2012 l’uomo era stato invitato in Questura per consegnare proprio quel documento. Secondo l’accusa, sarebbe stata la prova principe dell’illecito, perché le pagine del librettino avrebbero parlato - attraverso i timbri di frontiera - dei viaggi da lui compiuti, con tanto di date. Ma due giorni dopo la convocazione in Questura, l’uomo era andato dai carabinieri della stazione di Grosseto e aveva denunciato di aver smarrito il passaporto e la carta elettorale. Secondo l’accusa si sarebbe trattato di un falso ideologico commesso da privato in atto pubblico, finalizzato a ottenere l’impunit

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