La manifestazione
Centocinquant’anni di eccellenza e orgoglio
Tenuta di caccia dei granduchi, è stato ed è un allevamento gioiello immerso nel verde e puntellato di splendide strutture tra palazzine e scuderie
GROSSETO. Il Cemivet è il più prestigioso e accreditato centro nazionale per l’allevamento di cavalli. Non solo. Per la particolare attività che svolge è da sempre un formidabile presidio di tutela ambientale per gli oltre 500 ettari di territorio su cui insiste, praticamente limitrofi alla riserva naturale della Diaccia Botrona e a diverse aziende agricole e zootecniche. Qui sono occupate circa 400 persone, tra militari e civili. Ora il Ministero della Difesa ha deciso di chiuderlo, di scipparlo a Grosseto, con il rischio di portare via da qui un cospicuo numero di buste-paga e altrettante famiglie. Una ricchezza in termini umani ed economici. Una beffa, soprattutto, se è vero che fino a un anno e mezzo fa era prevista la realizzazione di altri alloggi di servizio in grado di ospitare un centinaio di persone, destinati al personale volontario in servizio permanente. Due milioni e mezzo di euro. Lavori già affidati alla ditta Cofam di Roma. Poi, attraverso una nota del settimo reparto infrastrutture di Firenze, è arrivata la retromarcia. L’idea, infatti, ormai da tempo, è quella di trasferire l’attività di allevamento e ammansimento dei cavalli nella scuola di cavalleria di Montelibretti, piccolo centro vicino a Roma, cancellando di colpo un secolo e mezzo di storia.
Ma cos’è esattamente il Centro militare veterinario? L’acronimo Cemivet, in passato denominato “Centro militare di allevamento, addestramento e rifornimento quadrupedi”, è una struttura dell'esercito Italiano, un tempo deposito ippico e prima ancora tenuta di caccia dei granduchi di Toscana. E la realizzazione dei primi fabbricati risale proprio a questo periodo: palazzi padronali, scuderie e una serie di annessi agricoli; vi fu costruita anche una cappella gentilizia, la cappella della Natività di Maria. Con l’Unità d’Italia l’intero complesso rurale passò allo Stato che, dopo vari studi di fattibilità, decise di costituirvi una sede per la produzione, l’allevamento e l’addestramento dei cavalli destinati ai reparti di cavalleria dell'Esercito Italiano.
L’inaugurazione ufficiale avvenne nel novembre del 1870. L’attività del centro si incrementò notevolmente nel periodo della prima e della seconda guerra mondiale, quando vi era una forte richiesta di cavalli da parte dei reparti specializzati dell’esercito impegnati in operazioni belliche.
Negli anni Cinquanta furono poi dismessi quasi tutti i centri di rifornimento e allevamento presenti nel territorio nazionale e dal 1972 – con la chiusura della struttura di Persano – il Centro allevamento quadrupedi di Grosseto rimase l’unico d’Italia, implementando le sue attività ed ereditando tutte le funzioni, le attività e le specialità dei centri oramai dismessi: tra esse, vi fu trasferita anche la famosissima razza governativa di Persano.
Da allora, il Centro allevamento quadrupedi è divenuto il principale allevamento equino a livello nazionale. Tra le razze allevate attualmente spiccano gli autoctoni maremmani e, appunto, il Persano, oltre ad un numero minore di purosangue inglesi e di razze da sella francesi.
Negli ampi spazi del Cemivet ha sede anche la scuola di mascalcia e la scuola di formazione del personale veterinario militare. La tenuta comprende spazi destinati all’allevamento e all’addestramento dei cavalli e aree adibite a coltura per soddisfare le esigenze alimentari degli animali.
Interessanti anche alcuni fabbricati realizzati nella seconda metà dell'Ottocento e agli inizi del Novecento: dal monumentale cancello in ferro battuto a doppie colonne con basi e capitelli in travertino (sopra le quali sono collocate sculture di cavalli) al casotto del corpo di guardia con la sommità merlata. E ancora i fabbricati dell’ex canile, uno arcato e uno turrito, la mascalcia, la selleria in stile neogotico, che si articola su quattro distinti corpi. Un pezzo notevole di storia della Maremma e della cavalleria italiana.
Infine le altre attività: dalla cinofilia alle convenzioni con i butteri di Alberese, l’associazione nazionale allevatori maremmani e la Federazione italiana sport equestri, senza dimenticare i programmi di ippoterapia svolti dalla Croce Rossa, che coinvolgono ragazzi diversamente abili.
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