Il dolore
Diffamazione, Faenzi pronta all’appello
Secondo il giudice fu soltanto «una brutale aggressione verbale da parte di un soggetto forte verso un privato»
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. «Eravamo già convinti della estraneità delle accuse delle nostre assistite e quindi della necessità di pronunciare una sentenza di assoluzione. Ne siamo ancora più convinti dopo aver letto le motivazioni della sentenza di condanna, che non fa riferimento ad alcuni dei nostri profili difensivi. Faremo senza dubbio appello».
Così dicono gli avvocati Carlo Valle e Stelio Pugi, difensori dell’ex sindaco Monica Faenzi e dell’allora addetto stampa Silvia Duchi, condannati a 520 euro di multa per diffamazione nei confronti di Giuseppina Basta (Italia Nostra) in relazione al comunicato del 16 febbraio 2007 nel quale l’amministrazione faceva riferimento alla contrarietà dell’amministrazione in relazione al ricorso al Tar presentato dall’associazione ambientalista. Erano i mesi caldi della lottizzazione Santa Maria e dell’Orto del Lilli.
Secondo il giudice Giovanni Puliatti «è sicuramente un’espressione di carattere offensivo attribuire a taluno di essere un ambientalista che “non brilla neppure in quanto a buon esempio”», come se si intendesse far riferimento a «un ambientalismo fasullo o di comodo». Un epiteto lesivo della reputazione per chiunque, a maggior ragione «per chi si impegna attivamente nel settore». Impossibile, secondo il giudice, invocare il diritto di critica: «non si trattava di avvenimenti di attualità di cui necessariamente dovesse essere informato il pubblico e la giornalista non stava redigendo un articolo sugli stessi». Da escludere anche il diritto di critica, perché «le espressioni contestate non erano manifestazione di una critica politica, non essendo rivolte a un soggetto politico ma a un comune cittadino». Secondo Puliatti vi fu solo «una brutale aggressione verbale da parte di un soggetto politico, forte per la carica rivestita e per l’indubbia personalità, nei confronti di un soggetto privato che aveva l’unico torto di aver agito con idee diverse da quelle della controparte». Insostenibile anche il diritto di esercizio di critica politica.
Non solo. C’erano anche inesattezze nel comunicato: il marito della Basta non era «uno dei più noti costruttori maremmi» ma un ingegnere ambientale senza interessi edilizi; la Basta non era presidente ma segretaria; alla Basta era stato contestato un procedimento per una violazione lontanissima nel tempo e di poco conto. Vera e recente l’ordinanza sindacale per il ripristino delle condizioni igienico sanitarie di una proprietà di Basta: ma il legame è ritenuto «labile» e sarebbe stato doveroso rettificare. «Chiare la pretestuosità degli argomenti a sostegno dell’accusa di scarsa sensibilità verso l’ambiente, sia la fretta di muovere tale accusa non curandosi di verifiche neppure troppo difficili, sia una vis polemica degenerata in malanimo palese».
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