Il Tirreno

Grosseto

Addio al grande Bartolucci custode del folklore locale

Addio al grande Bartolucci custode del folklore locale

È scomparso uno dei più lucidi interpreti della tradizione maremmana Aveva 89 anni, fu il fondatore del Gruppo dei maggerini dell’Ottava Zona

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GROSSETO. Il 26 luglio è morto Domenico Bartolucci, «uno dei principali artefici della ripresa e della riproposizione della tradizione in Maremma», come scrive l’Archivio delle Tradizioni popolari della Maremma grossetana. Sono proprio Pietro Clemente, Giulio Bardi e Paolo Nardini (rispettivamente garante e componenti del Comitato scientifico dell’Archivio) a ricordare Domenico e il suo ruolo decisivo in quel processo di riscoperta di cui fu protagonista tra gli altri, negli Anni Settanta, Roberto Ferretti.

Nato a Roccalbegna nel 1926, da una famiglia immigrata dalla Val d'Orcia (il nonno era venuto via da San Quirico nel 1870), quarto di otto figli, dopo una serie di spostamenti, tipici della condizione della mezzadria, fra diversi poderi dell'entroterra maremmano, nel 1966 si stabilì in un podere delle colline a sud del capoluogo.

Avviato dal padre alla conoscenza della musica e alla passione per la poesia improvvisata, Domenico è stato il fondatore del Gruppo dei Maggerini dell'Ottava Zona: nel 1977, assieme ai fratelli e ai cugini, dette vita alla squadra folklorica che da allora si occupa di recuperare forme di canto e teatro popolare attraverso antiche testimonianze. Il Gruppo ha messo in scena spettacoli del teatro popolare e contadino che vanno dalla Befanata al Bruscello dell'Innamoramento, dal Maggio allo spettacolo mezzoquaresimale del Segalavecchia. All'interno del Gruppo, Domenico ha ricoperto per anni il ruolo di fisarmonicista, cantante, attore e, insieme al fratello Bruno, quello di poeta; è stato inoltre il compositore di molti testi e musiche delle maggiolate.

L'incontro con Roberto Ferretti rappresentò per il Gruppo dell'Ottava Zona un periodo ricco di iniziative: la squadra si esibì oltre che nel Grossetano, in diversi teatri della Toscana, fra i quali quello di Lucca, di Capannoni, di San Casciano, di Lucignano e di San Donato. Grazie all'intervento di Ferretti, nel 1983 il gruppo partecipò insieme ad altre compagnie toscane, alla rassegna di teatro, musica e canti dal titolo "Florence et la Toscane", organizzata a Parigi da una delle organizzazioni più attive nella valorizzazione del patrimonio culturale immateriale, oggi fra le principali Ong accreditate dall’Unesco, la Maison des cultures du monde. «In quell'occasione, ormai in possesso di un'ampia collezione di rappresentazioni folkloriche, la squadra dell'Ottava Zona eseguì al Teatro Notre-Dame l'intero repertorio» ricorda l’Archivio.

Domenico durante il periodo mezzadrile, grazie alle lunghe veglie nei poderi, acquisì un ampio patrimonio di conoscenze narrative legate alla ricchezza demologica che va dall'Amiata all'Uccellina. «È grazie a quest'aspetto che divenne uno dei più prolifici interlocutori di Ferretti per la sua raccolta di fiabe, novelle, aneddoti e detti popolari» osservano i suoi estimatori. Quella di Domenico, come la definisce Ferretti, è un'esperienza in bilico tra Amiata e Maremma, entroterra e pianura costiera, città e campagna, una delle più significative sul piano del repertorio demologico maremmano.

«Nel lavoro di ricerca di Roberto Ferretti, egli fu un modello di un nuovo modo di vedere i portatori della tradizione, non più come "depositari di folklore" a disposizione degli studiosi, ma come uomini che producono la loro storia culturale» dicono di lui gli amici dell’Archivio. La biografia lavorativa, areale e narrativa di Bartolucci «è un esempio di trasmissione culturale che connette Val d'Orcia, Montagna e Maremma, ed è anche un esempio di rielaborazione personale della cultura popolare». Una cultura popolare maremmana prodotta da più mondi e ibrida, resa creativa dall'esercizio costante e dal dialogo col mondo contemporaneo e con un nuovo pubblico. Bartolucci è un esempio che mostra che la tradizione non è un blocco monolitico e arcaico che si trasmette attraverso ignari portatori, ma è la pratica di vita degli uomini che lo reinterpretano e che fanno azione di "salvaguardia" facendolo vivere nel modo più adeguato, e creando comunità condivise. Il Gruppo dell'Ottava Zona è un buon esempio di quel che nel campo del patrimonio culturale immateriale (Pci in Italia e Ich nella tradizione inglese) si chiama "comunità patrimoniale", e Domenico ne è stato un attivatore consapevole, per passione e per capacità di trasmettere e rinnovare.

Da qualche anno, a causa dell'età, aveva smesso di seguire il Gruppo. Il 26 luglio, a 89 anni ci ha lasciato in eredità il suo vasto patrimonio di conoscenza: le storie e le fiabe già consegnate a Ferretti, le interviste sulla storia del suo Gruppo di Maggerini, le ottave improvvisate, le sue canzoni e il suono della sua fisarmonica.

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