Il dolore
Torna a Grosseto l’indagine sui rifiuti Tioxide
SCARLINO. Era l’autunno scorso quando la Procura di Grosseto apertì un fascicolo che ha al centro i vertici della Huntsman Tioxide di Scarlino e un presunto traffico di rifiuti tossici e nocivi,...
SCARLINO. Era l’autunno scorso quando la Procura di Grosseto apertì un fascicolo che ha al centro i vertici della Huntsman Tioxide di Scarlino e un presunto traffico di rifiuti tossici e nocivi, compresi alcuni radioattivi.
Tutto infatti è nato da alcuni teloni stoccati in determinate zone dello stabilimento chimico, specializzato nella produzione di biossido di titanio, che hanno fatto registrare livelli fuori norma di contaminazione e da qui è partita l’indagine, poi passata in mano alla direzione distrettuale antimafia di Firenze. Gli inquirenti stanno ancora lavorando sul caso, ma una parte dell’inchiesta è tornata di nuovo a Grosseto, in mano alla Procura, perché «non di propria competenza», fanno sapere dagli uffici fiorentini.
Tocca di nuovo ai magistrati grossetani dunque il compito di indagare sul «manifestarsi di malattie professionali, per fatti accertati in Scarlino relativi al traffico di sostanze radioattive, che hanno visto trascinare sul banco degli imputati i vertici di una grande azienda multinazionale e che hanno coinvolto anche ditte di Livorno che operano nel settore dei rifiuti», come dicono da Firenze. Nel frattempo c’è stata anche la sanzione redatta dall’Asl, arrivata a fine 2014, che ammonta a quasi quattromila euro per l’allora amministratore delegato, Walter Musso, e altri dirigenti del polo chimico. Multe dovute al fatto che l’azienda non ha provveduto alla procedura per interventi di manutenzione in presenza di radioattività naturale, benché sia stata più volte sollecitata proprio dall’azienda sanitaria. A favore della Tioxide però alcuni giorni dopo è arrivata il report dell’Arpat, che dopo aver intensificato i controlli ha spiegato che stando ai dati raccolti «i livelli di irraggiamento esterno sono i più bassi misurati in Toscana». Ma quel che è accaduto agli inizi degli anni Duemila, quando cioè sono stati riscontrati valori radioattivi in alcuni materiali destinati allo smaltimento attraverso aziende di Livorno, ora sta alla procura di Grosseto accertarlo, dopo che è stata lei stessa a sospettare che qualcosa in quei rifiuti non andava. (a.f.)
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