Il Tirreno

Grosseto

Muore in moto sotto gli occhi dei genitori

Francesca Gori
La moto finita nella scarpata e Riccardo Refice
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La moto finita nella scarpata e Riccardo Refice

Terribile incidente sull’Aurelia: il ragazzo aveva 21 anni. Ha perso il controllo ed è stato sbalzato dalla sella

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ORBETELLO. Lo hanno coperto con un telo bianco. È stato questo l’ultimo atto d’amore di una serata di vacanze che doveva ancora cominciare. Che sarebbe cominciata appunto verso le 20 di sera, dopo il mare, dopo le risate con gli amici e con i familiari. Dopo una corsa in moto. L’ultima, della vita di Riccardo Refice.

Aveva appena 21 anni, studiava all’università di Roma Tre ed era in vacanza all’Osa con i genitori.

Ieri sera intorno alle 20 è salito sulla sua Kawasaki 600. Stava viaggiando sull’Aurelia quando ha perso il controllo della sua due ruote. È stato sbalzato via dalla sella, poi è ricaduto a terra. Uno schianto terribile.

Dietro al ragazzo viaggiava l’auto con il padre, la madre e la zia. Sono stati loro a vederlo volare via dalla sella e a chiamare i soccorsi: l’ambulanza del 118 è arrivata in pochissimi minuti e i medici hanno fatto di tutto per salvare quella giovane vita. È stata una lotta contro il tempo, la loro. Ma Riccardo non ce l’ha fatta. È morto ieri sera, su quel tratto di strada prima dello svincolo per Fonteblanda. Erano appena passate le 21.30 di un martedì d’estate, di un martedì di vacanza da passare con gli amici, da raccontare il giorno dopo.

Sull’Aurelia sono arrivati subito anche i carabinieri della compagnia di Orbetello che ieri sera stavano già tentando di ricostruire la dinamica del terribile incidente. La moto e il corpo del ragazzo sono finiti a circa trecento metri dalla sede stradale dopo che le ruote della Kawasaki sono entrate nello sterrato laterale dell’Aurelia.

Riccardo Refice ha fatto un volo di trenta metri.

I genitori che erano nell’auto dietro alla moto del figlio insieme alla zia del ragazzo hanno visto soltanto un gran polverone alzarsi. Poi lo hanno visto volare via dalla sella della moto. Lo hanno visto morire, sotto i loro occhi.

Per tutta la durata dei soccorsi sono rimasti immobili, a contare i minuti e a sperare che quello schianto non fosse stato poi così forte come hanno subito temuto.

Per Riccardo, però, non c’è stato niente da fare. E ai suoi genitori è toccata la prova più difficile che la vita possa riservare a un padre e a una madre, quella di sopravvivere al loro figlio.

I carabinieri sono rimasti per ore sull’Aurelia a ricostruire la dinamica dell’incidente. Dopo pochi minuti è arrivato anche il carro funebre della ditta Babbanini che ha portato la salma del ragazzo all’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Il magistrato ha disposto subito il sequestro della moto sulla quale Riccardo stava viaggiando. Quella moto che lo ha tradito a pochi chilometri dallo svincolo per Fonteblanda.

 

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