Il Tirreno

Grosseto

Laguna di Orbetello: pescatori in ginocchio

Un'immagine simbolo della morìa di pesci asfissiati per mancanza di ossigeno
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Un'immagine simbolo della morìa di pesci asfissiati per mancanza di ossigeno

Terminata la rimozione della carcasse: ora regnano stanchezza e disperazione. Difficile immaginare un futuro, la cooperativa potrebbe licenziare

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ORBETELLO. Soffia lo scirocco ad Ansedonia e su tutta laguna di Orbetello. Quel vento che ha contribuito a distruggere lo specchio d'acqua di levante rende l'aria appiccicosa e fa sentire ancora di più la calura e il cattivo odore. Alle peschiere di Ansedonia la notte è passata tranquilla, nel senso che non è morto altro pesce. È l'ora di pranzo ed i pescatori dopo giorni di turni massacranti, dopo ore e ore di lavoro continuo, si fermano a mangiare un piatto di pasta. «Una cosa semplice – dice uno di loro – noi siamo pescatori».

QUELL'ODORE NAUSEABONDO

Si, loro sono i pescatori di Orbetello. Sono l'anima di quella parte di laguna che non esiste più, bruciata dalla mancanza di ossigeno che ha spazzato via tutto, il pesce e persino le alghe. Sono quegli uomini che adesso hanno finito di rimuovere tutto il pesce che potevano raccogliere, con la sola forza delle loro braccia. Se non fosse per l'odore nauseabondo della putrefazione, per il colore della laguna non proprio limpido e per alcune carcasse sparse qua e là, niente farebbe pensare che le peschiere e la laguna di levante siano stati scenari di morte e distruzione.

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Regna il silenzio fra i pontili delle peschiere. Sul pontile San Biagio dove solo due giorni fa c'era un andirivieni di pescatori e carrelli carichi di tinozze stracolme di pesce da smaltire, ora non c'è nessuno. L'acqua è placida, ferma. Qua e là gli ossigenatori a dispensare bollicine di speranza per quei pochi pesci rimasti ancora in un ecosistema ormai distrutto, azzerato. C'è quiete, tutto sembra rallentato. L'adrenalina è scesa e la stanchezza affiora. Sui visi, le occhiaie profonde, qualcuno abbozza un sorriso. Passa veloce un pescatore. «Vado a casa, finalmente – dice Giuseppe Vichi – a cercare di dormire un po». Già, a dormire. A cercare di recuperare quel sonno che i dipendenti della Orbetello Pesca Lagunare da troppi giorni non sanno più cosa sia, costretti a vegliare giorno e notte il loro futuro o quello che ne resta ed a recuperare ciò che l’anossia ha ucciso.

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UNA CATASTROFE INIMMAGINABILE

Le operazioni di recupero sono quasi concluse. «Impossibile ripescare tutto – dice Sergio Amenta – il pesce come lo tocchi ora si sfarina». Gli uomini di Pier Luigi Piro, presidente della Orbetello Pesca, hanno recuperato tutto quello che potevano, che era umanamente possibile. Che non tutto il pesce poteva essere raccolto si sapeva. Fa caldo e soprattutto il novellame si decompone velocemente. Ma l'emergenza sanitaria è stata evitata. «Se tutto questo pesce fosse arrivato in paese – spiega Amenta – allora sì che ci sarebbero stati problemi e non solo per Orbetello ma anche per l'Argentario». Racconta che se i dipendenti della cooperativa non avessero recuperato orate, spigole, anguille, cefali morti il dramma sarebbe stato per tutti e non solo per i pescatori.

Una moria inaspettata per le proporzioni ma che, per certi versi, era annunciata. «Il nostro lavoro è strettamente legato all'ambiente – continua il pescatore – sappiamo che certe cose possono succedere ma le proporzioni di questa moria erano inimmaginabili. Questo non ce lo aspettavamo – ribadisce – le idrovore ci avevano sempre salvato, ora dobbiamo ricrederci e valutare come tutto è stato gestito».

LE SPECIE PIU' COLPITE

  • Orata
  • Anguilla
  • Spigola
  • Cefalo

"IL GOVERNO DEVE AIUTARCI"

Una calamità dalla quale bisogna ripartire. «Deve intervenire il governo. Noi siamo una azienda in ginocchio, abbiamo affrontato anche una alluvione nel 2012. Dopo quell'evento eravamo come un pugile suonato a cui è bastato essere toccato con un dito per andare al tappeto», dice Amenta. Non hanno visto ancora un euro di risarcimento.

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Amenta non sa quale sarà il futuro, al momento è difficile immaginarlo. Le preoccupazioni di Amenta sono le stesse di Leandro Moretti pescatore da oltre 40 anni ed amministratore della Orbetello Pesca Lagunare. «Tutto il pesce che è rimasto in laguna è qui – dice indicando il canale di Ansedonia – qui il pesce cerca l'ossigeno che gli permettere di vivere. La laguna per il resto è ad ossigeno zero nonostante il pompaggio». Un pompaggio che, secondo lui, «è partito in ritardo».

Moretti non nega di voler sapere cosa sia successo e vorrebbe che, nel caso ci fossero state mancanze e responsabilità oltre il clima avverso, queste venissero accertate. È un momento delicato. «Siamo in ginocchio ed ora dovranno essere fatte scelte difficili – confessa con la voce che si strozza in gola – siamo una famiglia. Se dovessimo mandare a casa qualcuno non sarebbe facile. Hanno tutti lavorato senza sosta, anche i più giovani. Dover dire a qualcuno che potrebbe non avere più un lavoro non è scelta facile». Confessa di non dormire al pensiero di dover compiere certe valutazioni. È un uomo però abituato a fare i conti e farà, come sempre, il suo dovere. «Si deve capire che qui ora cambia tutto». Sì, cambia tutto perché una volta finita l'emergenza, ad Ansedonia, non ci sarà nulla da pescare, e nessun prodotto da mandare in lavorazione per la trasformazione. Tutto è cambiato perché il pesce non c'è più, se n'è andato in una calda notte di luglio, morto asfissiato.

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