La manifestazione
Una lotta contro il tempo
Corsa disperata per rimuovere i pesci morti ed evitare emergenze sanitarie
ORBETELLO. «È un dramma, un dramma». Queste parole ormai Pier Luigi Piro, presidente della Orbetello pesca lagunare, le ripete da giorni, triste ritornello intorno al capezzale della laguna di Orbetello e del suo ecosistema. Una moria di pesci di proporzioni bibliche, qualcosa che lo stesso Piro e altri pescatori dicono di non aver mai visto.
Anche ieri una strage. Alle peschiere di Ansedonia si cerca di fare il possibile e – dice il presidente – «pure l’impossibile». I pescatori tentano di salvare il salvabile. Hanno spostato il pesce ancora vivo in un’altra zona. Hanno cercato di ossigenare l’acqua. Stanno tentando con ogni mezzo di non far morire un’azienda creata col tempo, col lavoro e con le risorse economiche di tante persone. Sanno che il loro futuro è tutto lì in quel fazzoletto d’acqua, in quei pesci di piccola taglia che devono ancora crescere e che sono il domani della Orbetello pesca, un domani che Piro e i suoi vogliono a tutti i costi.
Vogliono tornare a respirare così come le orate, le spigole che lottano contro la morte cercando disperatamente ossigeno. Sono in funzione tutti gli ossigenatori possibili. Ed è il panico quando uno, nelle prime ore del pomeriggio si blocca per un surriscaldamento. Poi, in pochi minuti, tutto torna normale o si fa per dire. Non c’è più niente di normale in quell’impianto a pochi metri dalla laguna.
Il risveglio, lunedì ad Ansedonia, è dei peggiori. Le luci dell’alba disegnano una distesa bianca, altri quintali di pesce morto venuto a galla, altri disastri economici. «Da soli non possiamo farcela _ dice Piro _ qualcuno deve aiutarci. È una tragedia nella tragedia».
Arriva in soccorso la protezione civile. Sono una trentina di persone, 12 al mattino e 15 al pomeriggio venute a dare man forte ai dipendenti dell’Orbetello pesca stremati dai turni ininterrotti, giorno e notte. Non mangiano, non dormono o dormono pochissimo. Sanno che è il momento del sacrificio. «Se mi fermo ora _ dice un giovane pescatore _ non mi rialzo più. Quindi continuo a lavorare».
La comunità intanto si mobilita. Arrivano alcuni componenti dell'associazione dei cacciatori di Orbetello e della società canottieri. Tutti sanno che la laguna è compromessa, che un’azienda sta soffrendo che è necessario portare via quel pesce in rapida putrefazione per non far diventare un disastro ambientale anche una vera e propria emergenza sanitaria.
La laguna la amano tutti. Per gli orbetellani è così. Difficili però per Piro e i suoi essere ottimisti e guardare avanti quando ci si ferma e si fa la stima del pesce stoccato in giornata. «Due scarrabili da 150 quintali a cui si deve aggiungere altro pesce ancora nei sacchi». Dunque 350, 400 quintali di pesce recuperato e consegnato alla Calussi di Grosseto.
«Non lo recupereremo mai tutto _ dice Massimo Bernacchini di Slow food cooperativa dei pescatori di Orbetello _ con queste temperature non faremo in tempo dato che soprattutto il novellame si decompone rapidamente».
L’odore di morte è, alle peschiere di Ansedonia, ogni giorno più forte. Il punto dove vengono accatastati i sacchi poi caricati nello scarrabile è quello in cui non si respira. Gli operai della Orbetello pesca hanno le mascherine. Altri no, resistono a un odore nauseabondo.
Solo nelle prime ore del pomeriggio alcuni vanno a casa. Hanno fatto un turno interminabile e massacrante. Sono giorni che lavorano ore e ore sotto il sole cocente a temperature fino a 40 gradi. Vanno a farsi una doccia. Prima di andare via però già si pensa al lavoro del giorno dopo. Si pensa a cosa si troverà al mattino iniziando il turno. Se sarà morto ancora del pesce, se avrà resistito.
Piro non sa quando potrà tirare un sospiro di sollievo, ma intanto manda un messaggio a tutti coloro che vogliono sapere come stanno le cose. «Nel massimo della trasparenza io _ dice _ sono a disposizione per spiegare a tutti cosa sta succedendo. Chi vuole può trovarmi alle peschiere di Ansedonia o in ufficio. Chi vuole sapere basta che lo chieda».
Si arriva a sera. Piro trema ogni volta che sente squillare il telefono. Spera che nella notte nessuno chiami per dire che una nuova moria è arrivata a galla. Per una notte anche lui sogna di poter respirare.
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