Il dolore
Ponte franato da due anni e una casa semi isolata
Pensionato e invalido costretto a un lungo giro nella macchia per raggiungere la propria abitazione: «Se mi sento male l’ambulanza non può intervenire»
MASSA MARITTIMA. In due anni non è cambiato nulla. Il ponte è ancora un cumulo di macerie, la strada per arrivare a casa è sempre tortuosa e nessuno che muova un dito per risolvere la questione.
«Ho scritto al sindaco Marcello Giuntini e mi ha risposto che non è di sua competenza. Ho sentito i proprietari dei terreni ma non mi sembrano intenzionati a far nulla. Io davvero non so come andare avanti». Roberto Paradisi è un pensionato che vive in un podere nella zona di Altini, a Massa Marittima, insieme alla signora Meg, svizzera ormai trapiantata in Maremma da diversi anni, anche se ormai per lei non è più facile come prima. Il problema sta proprio in quel ponte franato nel 2013, dopo l’alluvione, che di fatto ha cancellato l’unica strada che permette di raggiungere il podere. L’alternativa proposta ai due è quella di passare attraverso la macchia e le proprietà dell’ex Carapax, aprendo e chiudendo i cancelli ogni volta. Un percorso che, ad esempio, un’ambulanza non potrebbe mai fare. «Io ho il 63 per cento di invalidità – continua Paradisi – Se ho un malanno in casa ci lascio la pelle». A dicembre ci è andato vicino: «mi sono sentito male e a fatica sono riuscito ad arrivare con la mia auto all’ospedale, dove mi hanno ricoverato subito».
Non è un nodo semplice da sciogliere. Quel ponte e quella che un tempo era la strada infatti sono di proprietà privata, da ricondurre a tre agricoltori che anni a dietro hanno comprati i campi che costeggiano il percorso, un tempo doganale. Per avere libero accesso a casa sua, Paradisi chiese l’intervento della magistratura e il giudice disse che seppur privata quella strada era percorribile anche da lui. Ma ora che il ponte è franato il discorso cambia, perché i proprietari non sembrano interessati a metterci mano e soprattutto soldi. «Io sono disposto anche a coprire una parte delle spese purché qualcuno intervenga» spiega Paradisi, pronto a dare quel che può. Anche se c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione. «Nella sentenza che mi consentiva il passaggio – continua – il giudice decise che su quel ponte non dovevano passare mezzi superiori ai dieci quintali. Quando arrivarono i mezzi del Comune per ripulire il fosso, però, fu usato un caterpillar che ad occhio doveva pesare molto di più». Da qui la decisione di coinvolgere nel problema anche l’amministrazione, che però ha risposto picche, almeno un paio di volte.
«Dopo le alluvioni, hanno rimesso in ordine tutti i ponti del territorio massetano tranne quello. Nessuno vuol far nulla – conclude il pensionato – Qualcuno mi dia una risposta chiara su cosa sarà fatto di quel ponte: così non possiamo andare avanti».
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