Il dolore
Beni all’asta, il Comune ci riprova
Sono 51 i lotti inseriti nel piano di alienazioni fra terreni, edifici e giardini
FOLLONICA. Il Comune non vende e neppure può svalutare i suoi immobili: l'amministrazione ritenta la sfida del libero mercato. In vista del prossimo bilancio di previsione la giunta follonichese ha stilato un nuovo elenco di beni da mettere in vendita, dire nuovo è un eufemismo, perché di fatto a parte l'inserimento di un'area verde nel quartiere Capannino, i terreni e gli edifici sono sempre gli stessi da alcuni anni a questa parte. Il problema resta che, proprio come per i privati, anche gli enti pubblici fanno fatica a trovare acquirenti interessati a comprare e così i soldi preventivati vengono a mancare alle casse comunali.
In tutto sono 51 i beni immobili non strumentali (cioè non utili al municipio) messi all'asta: tra questi moltissimi giardini sparsi nei vari quartieri, la maggior parte in Salciaina, 167 Ovest e Pratoranieri; aree verdi non funzionali che potrebbero diventare private a uso dei condomini o delle abitazioni che vi si affacciano. Ci sono anche un parcheggio (via isola di Caprera), un impianto sportivo (il mini golf di San Luigi, in via monte Capanne); ancora la ex sede della Pro Loco in via Giacomelli, due aree edificabili, una in zona industriale l'altra a Campi Alti, un'area vicino al vecchio pomodorificio in via Cassarello, uno spazio per attività ricettive in viale Italia e una strada in via lago di Lugano. In tutto, se il municipio riuscisse a liberarsi di ogni bene in vendita, il guadagno sarebbe intorno ai cinque milioni di euro. Ma sarà difficile che quella cifra entri nell'erario, le speranze anche di chi amministra la città sono ridotte in base a quanto accaduto fino ad ora. «L'elenco è sempre lo stesso fatta eccezione per un giardino oggi pubblico di fronte alla piscina comunale, in zona Capannino – spiega l'assessore al patrimonio, Alberto Aloisi – Questo è un atto che dovevamo fare in vista dell'approvazione del bilancio, in sostanza non ci sono novità rilevanti: non riuscendo a vendere riscontriamo delle difficoltà come nel libero mercato. In più rispetto ai privati ci sono due problemi che si aggiungono per gli enti pubblici: a parte due aree edificabili che potrebbero risultare appetibili, le altre sono zone verdi per lo più, quindi non beni fortemente allettanti per gli acquirenti».
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