La protesta
«Non mi candido e il centrodestra eviti di farsi male»
Antichi smentisce una nuova corsa alla poltrona di sindaco «Un’alleanza con i Cinque stelle non esiste, siamo antitetici»
GROSSETO. Sgombra il campo dall'ipotesi di una candidatura a sindaco di Grosseto nel 2016, tranquillizzando – dice - soprattutto i suoi, ma non abbandona la politica e, soprattutto, Forza Italia che ha contribuito a far nascere: Alessandro Antichi, ospite negli studi di Tv9, sprona il centrodestra grossetano a superare divisioni e personalismi per tornare a vincere a Grosseto, ma dice no a un'alleanza con il Movimento 5 Stelle. Alessandro Antichi è stato tra i fondatori, 22 anni fa, di Forza Italia, per due anni consigliere provinciale, poi per otto anni sindaco di Grosseto e per dieci anni consigliere regionale. Oggi è tornato a fare l'avvocato a tempo pieno, ma le voci su una sua possibile candidatura a sindaco di Grosseto si rincorrono da mesi.
È vero che vorrebbe tornare a fare il sindaco?
«No, è un no deciso. La voce gira, lo so, ma tranquillizzo soprattutto quelli della mia parte politica: non ho alcuna intenzione di candidarmi perché credo che sia giusto stare dentro le istituzioni a tempo e tornare alla vita civile, a lavorare, come ho sempre fatto».
Non lascia, però, la politica...
«La politica non si abbandona mai. L'impegno politico come militanza nel partito, come partecipazione al dibattito, contributo di idee e, se qualcuno li vuole, anche qualche consiglio, questo è sempre possibile e anche doveroso. Io non mi ritiro dalla politica: c'ero nel '93 quando è nata Forza Italia e sarà difficile mandarmi via da Forza Italia, nonostante tutto. Dentro le istituzioni credo di aver dato tutto quello che potevo dare, ora è arrivato il momento di altri».
Altri chi? Il centrodestra è disunito e, dalle voci che circolano, di candidati ce ne sarebbero anche troppi.
«La vitalità che dimostra il centrodestra oggi è confortante. Ci sono stati momenti in cui siamo dovuti andare a cercare il candidato con il lumicino, non solo a Grosseto, perché erano elezioni in cui si sapeva che si andava a perdere. Oggi, invece, da quello che posso percepire di questa città, ci si aspetta una vittoria del centrodestra e, giustamente, c'è la corsa a candidarsi: è positivo che ciascuno pensi a candidare colui che potrà vincere e, soprattutto, ben governare».
Positivo, ma rischioso, se a prevalere sono i personalismi.
«La raccomandazione sarebbe questa: Cari ragazzi, esercitiamoci a trovare il miglior candidato possibile, ma non facciamoci del male. Io per primo mi sono tirato fuori e vorrei, nei prossimi cinque anni, possibilmente dieci, fare la parte di colui che che va a salutare il sindaco la mattina quando entra in Comune, piuttosto che dare consigli al capo dell'opposizione. Lo dico a tutti coloro che pensano che ci sia l'opportunità di diventare sindaco: sì, è bello diventare sindaco, ma si può anche ragionevolmente pensare di fare il consigliere di maggioranza, l'assessore, il presidente del consiglio comunale o, soltanto colui che va a salutare il sindaco, la mattina, perché è amico suo. Si vince se siamo tutti insieme, altrimenti non esiste alcuna possibilità. Quelli che dicono: "Lo vedremo al secondo turno" non hanno capito nulla».
Che pensa di un'alleanza con il M5s, come ipotizzato dal capogruppo di Fi Luca Agresti?
«No, non esiste al mondo, siamo antitetici: il nostro scopo non è quello di sostituire al governo qualcun altro alleandoci con chiunque, il nostro scopo è governare su basi programmatiche chiare. Non mi possono chiedere di firmare petizioni contro le scie chimiche o per l'uscita dall'euro».
Enrico Pizzi
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