Sicurezza
Addio a Moreno Fiorelli storico partigiano d’Amiata
CASTEL DEL PIANO. È morto il 18 luglio, nella casa di riposo Vegni di Castel del Piano, a 97 anni, Moreno Fiorelli, uno dei due partigiani ancora in vita della brigata Spartaco Lavagnini d’Amiata,...
CASTEL DEL PIANO. È morto il 18 luglio, nella casa di riposo Vegni di Castel del Piano, a 97 anni, Moreno Fiorelli, uno dei due partigiani ancora in vita della brigata Spartaco Lavagnini d’Amiata, sezione di Arcidosso.
Moreno Fiorelli, arcidossino, era nato alle Case Nuove, ai Bagnoli il 10 febbraio 1918 e nella sua vita è stato un gran lavoratore: agricoltore e boscaiolo, muratore e pastore. Una bella famiglia, con tre figli, Oberto, Marisa e Morena, otto nipoti e dieci bisnipoti e con la sua famiglia aveva sempre abitato alle Case Nuove, fino al 30 agosto 2011 quando, dopo essersi rotto un femore, era voluto andare in casa di riposo per non appesantire i familiari.
«Una persona schiva e grande lavoratore, intelligente e sensibile», lo definiscono gli amici. Moreno era stato un partigiano, col nome di battaglia di Levante, anche se era assai restio a parlare di un momento doloroso e terribile della storia collettiva e sua personale. Fino alla morte lui e Leonardo Lazzeroni erano gli ultimi due partigiani amiatini dei 20 remiati dal presidente della Repubblica Pertini che, col ministro alla difesa Spadolini, volle loro consegnare un diploma di combattenti per la libertà.
Di azioni pericolose ne aveva fatte, Moreno, durante la sua vita di partigiano, come racconta Corrado Lazzeroni che ha avuto un padre partigiano, Alfideo, conosciuto da partigiano come Capizza, compagno e amico del Fiorelli.
«Moreno – dice Lazzeroni – e mio padre avevano conosciuto anche Luigi Canzanelli, il Tenente Gino, diventando testimoni e attori di un periodo importantissimo della storia amiatina. Avevano vissuto momenti pericolosi, come quando i soldati marocchini volevano ucciderli perché li avevano scambiati per repubblichini. Li salvò un ufficiale francese».
Una vita condotta sempre all’insegna della libertà e dell’operosità anche nella casa di riposo. I familiari ringraziano lo staff della Vegni per averlo accudito in modo esemplare.
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