Il dolore
No al patteggiamento per la morte dei tre sub
Il titolare del diving e il suo collaboratore a giudizio a dicembre per omicidio colposo Scagionata la titolare della società, moglie di Montrone: non luogo a procedere
GROSSETO. Rinvio a giudizio per Andrea Montrone e per Maurizio Agnaletti, rispettivamente amministratore di fatto e dipendente della Underwater Activity srl; rinvio a giudizio anche per quest’ultima società, in relazione agli illeciti amministrativi. Non luogo a procedere per Daniela Lucciola, moglie di Montrone e sotto accusa perché amministratore della società.
Monossido nelle bombole. Queste le decisioni del giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari per quanto avvenuto il 10 agosto 2014, al largo delle Formiche di Grosseto, quando persero la vita i sub umbri Fabio Giaimo, 57 anni, Gianluca Trevani, 35 anni, ed Enrico Cioli, 37 anni, e altri due (Marco Barbacci e Maurizio Ciocca) riportarono lesioni, tutti avvelenati in misure differenti dal monossido di carbonio entrato nelle 33 bombole utilizzate dal diving per le immersioni di quel giorno: per Giaimo 2.400 parti per milione, per Cioli 2.015, per Trevani 1.610 e per Ciocca 2.384. Gas entrato perché generato dai motori di scarico dei compressori, in particolare nella giornata del 9.
No al patteggiamento. La Procura ha chiesto e ottenuto il processo - prima udienza dibattimentale il 4 dicembre davanti al giudice Giovanni Muscogiuri - per la cooperazione colposa in omicidio colposo al termine di un’udienza in cui accusa e difesa sono tornate a confrontarsi sentitamente, come già nel corso dell’incidente probatorio in cui erano state analizzate le apparecchiature utilizzate per le immersioni. I difensori Riccardo Lottini e Massimiliano Arcioni avevano proposto un patteggiamento di 2 anni per i loro assistiti ma la Procura (in aula il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio per Stefano Pizza titolare dell’indagine, ieri assente - a conclusione dell’udienza è poi intervenuto in sostituzione il collega Salvatore Ferraro) non ha dato il consenso. E così la difesa ha scelto la strada del dibattimento pubblico. Ricordiamo che la Procura aveva chiesto, a novembre, il processo immediato per i due primi indagati, un’eventualità sfumata per lo sforamento dei termini di richiesta (un giorno).
Parti civili. In precedenza, l’udienza aveva vissuto alcuni passi significativi. I difensori delle famiglie dei sub scomparsi (in aula c’erano gli avvocati Spina, Di Fazio, Innamorati e Ciglioni - più Pletto per Ciocca) si sono costituiti parte civile e hanno chiesto di chiamare in causa la compagnia assicuratrice. C’è stata anche una pausa, nel corso della mattinata, per concordare i termini. Ma il giudice non ha ammesso tale richiesta. E ha anche respinto la costituzione di parte civile nei confronti della società, rappresentata dall’avvocato Romano Lombardi: una sentenza del 2010 della Cassazione esclude chiaramente tale eventualità. Gli avvocati di parte civile hanno comunque chiesto al giudice il sequestro conservativo dei beni degli indagati ai fini risarcitori: il dottor Bilisari si è riservato la decisione dopo la lettura delle memorie che le parti presenteranno a tale proposito.
Non luogo a procedere. Montrone c’era, mentre Agnaletti non ha assistito, e c’era anche Daniela Lucciola. Insieme i due hanno assistito alle varie fasi dell’udienza preliminare, terminata con la formazione del fascicolo per il dibattimento, un’operazione che ha richiesto alcune decine di minuti. In precedenza, il giudice aveva letto l’ordinanza con la quale esclude la possibilità del processo per Lucciola, ultima a entrare nel registro degli indagati (avvenne poco prima del Natale scorso, in occasione dell’invio dell’avviso di fine indagini) insieme alla società, per le presunte responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro. Le motivazioni del non luogo a procedere nei confronti della titolare della srl saranno rese note entro un mese.
In aula, insieme ai loro avvocati, anche alcuni dei familiari delle vittime della tragedia. Poi, poco dopo le 13.30, tutti sono usciti dal Tribunale, mentre fuori attendevano telecamere e fotografi. Ultimi a lasciare il palazzo di giustizia proprio Montrone e Lucciola, che ha avuto un cenno di fastidio per la presenza degli operatori dell’informazione sulle scale del Tribunale.
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