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Sgarbi: «Per la collezione Luzzetti il sindaco chieda soldi a Firenze»
FOLLONICA. «Se fossi sindaco di Grosseto mi sarei già fatto dare l'importante collezione di Gianfranco Luzzetti, pur di non perdere quest'occasione sarei andato dal presidente Rossi a chiedere un...
FOLLONICA. «Se fossi sindaco di Grosseto mi sarei già fatto dare l'importante collezione di Gianfranco Luzzetti, pur di non perdere quest'occasione sarei andato dal presidente Rossi a chiedere un finanziamento della Regione. La città di Grosseto è fortunata perché Luzzetti è molto attaccato alla sua terra d'origine e desidera che la sua collezione venga custodita lì; un altro al suo posto avrebbe già desistito».
Parole di Vittorio Sgarbi, a margine della presentazione del suo ultimo libro “Gli anni delle meraviglie – da Piero della Francesca a Pontormo”, avvenuta a Follonica. Sono passati mesi ormai dall'ultimo scambio di lettere fra il sindaco Bonifazi e l'antiquario Luzzetti e le trattative circa il destino della collezione sembravano arrivate ad un punto morto. È Sgarbi a riaccendere le luci: «Magari verrò a parlare con il sindaco, è un occasione che la città non deve lasciarsi sfuggire, conosco bene Luzzetti e il valore della sua collezione, ho portato alcune delle sue opere all'Expo di Milano».
Il critico d'arte ha infatti curato la mostra “Il Tesoro d'Italia” del padiglione Eataly ad Expo 2015, inaugurata lo scorso 22 maggio, portando a Milano circa 350 opere, che vanno dal '500 al '900.Fra queste, cinque provengono proprio dalla collezione che Luzzetti custodisce nel suo splendido palazzo sull'Arno fra Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita. Inoltre un quadro della sua collezione, un'opera del pittore bolognese Amico Aspertini, si trova adesso alla mostra “Da Cimabue a Morandi – Felsina Pittrice” nel Palazzo Fava di Bologna, curata sempre da Sgarbi e che si concluderà il 30 agosto.
La storia del lascito testamentario di Gianfranco Luzzetti alla città di Grosseto ha una durata ormai ventennale ma gli aspri dibattiti non hanno fatto cambiare idea al collezionista. Sono molti a corteggiare le sue opere, non ultima la ex sovrintendente del Polo Museale fiorentino, Cristina Acidini, che in una lettera ha ventilato l'ipotesi di una mostra temporanea di sei mesi presso la galleria degli Uffizi o nella sala bianca della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, ma Luzzetti non intende desistere; a lui, che ha lasciato Giuncarico da giovanissimo, nel dopoguerra, per andare a lavorare a Roma, la Maremma è sempre rimasta nel cuore, tanto da volergli lasciare, post mortem, la sua collezione di circa 140 opere, composta per la maggior parte da artisti del Seicento fiorentino ma anche da importanti opere quattrocentesche come lo studio di Sandro Botticelli e la splendida Madonna di Giovanni Bellini, oltre ad una preziosa biblioteca composta da quasi 600 volumi di storia dell'arte.
«Io ho sempre avuto la mia “natura del bello”, sono un imprenditore della bellezza e voglio che questa terra trovi una nuova dimensione grazie alla mia collezione, una dimensione fatta di cultura e studio, non solo di bagnanti. Il mio lascito non deve diventare un museo polveroso, desidero che attorno a lui si crei terreno fertile per un risveglio intellettuale».
Giulia Sili
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