Il Tirreno

Grosseto

Rapina e minacce per un marito conteso: condannate due donne

Pierluigi Sposato
Il tribunale di Grosseto
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Il tribunale di Grosseto

Imprenditrice grossetana e una sua amica finiscono nei guai per una serie di vessazioni contro la presunta amante dell’uomo

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GROSSETO. Condannate in due, ma soltanto per una parte delle accuse, quella di rapina, per quel cellulare strappato di mano a quella che veniva considerata la rivale in amore. Un gesto contestato fino all’ultimo dalla difesa, perché quell’apparecchio sarebbe stato consegnato spontaneamente: non ci sarebbe stata alcuna violenza.

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Ma i giudici sono stati di parere contrario e hanno sposato le conclusioni dell’accusa almeno per questa contestazione. Una delle due imputate è stata condannata anche per ingiurie e minacce al telefono, nonché per sostituzione di persona. Un caso di gelosia, il cui filo conduttore era stato la persecuzione della donna che a suo giudizio le avrebbe insediato il marito: erano finite nei guai lei, cioè la moglie, un'esercente oggi 45enne (i fatti sono del 2009-2010), e un'amica di lei oggi 71enne, entrambe grossetane. Processo delicato, articolato in quasi quattro anni di udienze, che ha toccato la sfera intima di varie persone, compresi i testimoni che si sono avvicendati sul bancone.

La moglie, riconosciuta colpevole dei quattro reati, è stata condannata a 2 anni 3 mesi 15 giorni più 1.200 euro. L'amica, riconosciuta colpevole per uno solo dei reati, la rapina del cellulare dell'ottobre 2009 (le due donne avrebbero aperto con forza la mano della vittima, sotto l'abitazione di quest'ultima, con una prognosi di 3 giorni), è stata condannata a 2 anni e 15 giorni. In solido tra di loro dovranno pagare i danni alla donna (46 anni) che con le sue querele aveva fatto partire il procedimento e che si era costituita parte civile con l'avvocato Diego Innocenti: 10mila euro a titolo non patrimoniale, più 3.240 euro per le spese. Il collegio del Tribunale (Marco Mezzaluna presidente, Giovanni Muscogiuri e Andrea Stramenga) ha invece assolto la moglie per non aver commesso il fatto dall'accusa di diffamazione, per aver scritto bello grande sulla porta del garage della donna «Tr…, non si va con uomini sposati». Nei suoi confronti è stata dichiarata la prescrizione per il reato di molestie telefoniche (ma non per le contestuali ingiurie e le minacce), tre episodi del gennaio 2010: «Sei un grandissimo tegame», «Devi farla finiti di fare la tr… per Grosseto», «Ho i tabulati, sono tutti registrati, pensi di fare una bella figura? Hai capito faccia di m…? Ti stronco tutta» e così via. Ancora la moglie è stata assolta perché i fatti non sussistono per i pedinamenti che sarebbero avvenuti fino al luglio 2010 e per una parte delle imputazioni relative alla sostituzione di persona, cioè quelle relative all'acquisizione dei tabulati della parte offesa, quando l'imputata avrebbe finto di fronte agli operatori delle compagnie telefoniche di essere l'intestataria delle utenze telefoniche.

Il sostituto procuratore Marco Nassi aveva sollecitato condanne per 2 anni e 4 mesi. Il difensore Andrea De Cesaris, che ha avuto un aspro confronto con l’accusa, ha preannunciato ricorso in appello contro la sentenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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