Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore, il fronte del no all’attacco

di Alfredo Faetti
Inceneritore, il fronte del no all’attacco

Scontro nel corso dell’audizione dell’inchiesta pubblica. Ma gli enti di controllo si difendono: «I nostri dati affidabili»

3 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. Questa volta non ci sono stati intoppi né colpi di scena. Questa volta il confronto è andato avanti nove ore filate, in cui le parti si sono scontrate e suon di dati e documenti, con due protagonisti in assoluto: da una parte gli enti di controllo, Asl e Arpat, che hanno spiegato le controdeduzioni depositate in conferenza dei servizi; dall’altra il fronte del no, che ha provato a mettere in risalto tutte quelle che ritiene essere contraddizioni presenti nei vari studi prodotti negli anni dai due uffici.

Diossine, tumori, indagini incrociate sullo stato di salute degli abitanti di Follonica e Scarlino: sono stati questi i cardini della seconda audizione dell’inchiesta pubblica chiamata ad esprimersi sul procedimento per il rilascio di nuove autorizzazioni all’inceneritore del Casone, chiuso ormai da gennaio dopo la sentenza del Consiglio di Stato. «Non vogliamo morire a norma di legge» il grido di battaglia di quel piccolo universo dei contrari. «I dati dei nostri studi sono affidabili» la risposta di Asl e Arpat. La seduta inizia puntale alle 10 in una sala Tirreno semideserta, che non si riempirà mai durante tutta la giornata. I primi minuti sono necessari per ufficializzare il passaggio di consegne dal dimissionario Paolo Rabitti a Piermassimo Chirulli come nuovo commissario per il fronte del no. Il dibattito comunque si accende solo nel pomeriggio, quando arrivano i rappresentanti di Asl e Arpat. Il primo è Maurizio Spagnesi, direttore dell’Asl Colline Metallifere, chiamato subito a parlare del nuovo studio epidemiologico. E conferma: «lo stato di salute della popolazione di Follonica e Scarlino è migliore rispetto al resto della provincia e in media con quello della Toscana», pur ammettendo che «dei limiti agli studi ci sono, come il numero residuo di abitanti e l’assenza di un registro dei tumori», che di fatto non permettono un’analisi più approfondita.

Una tesi che non ha convinto nessuno. Il comitato del No, via Skype, ha fatto intervenire l’epidemiologo Valerio Gennaro (nei giorni scorsi dato per papabile per il post Rabitti): «lo studio è incompleto – dice lui – si rifà a dati del 2011 e assemblea le popolazioni, senza andare sulle esposizione singole». Spagnesi però difende la validità dei dati, però nuovamente contestati dato che vengono elaborati da due centraline di proprietà della stessa Scarlino Energia. È l’apripista per introdurre l’argomento diossine. Ne parla Ubaldo Giardelli del Coordinamento dei comitati ambientalisti, che spolvera uno studio Arpat datato 2007 in cui si legge che il rilascio in atmosfera di queste sostanze tossiche nella zona interessata arrivano fino a 75 punti in più rispetto quelle limitrofe: causa di tutte le industrie presenti nella piana.

E ne parla anche Elisabetta Menchetti, del comitato del No, andando a illustrare studi incrociati che talvolta hanno mostrato una discordanza tra i dati forniti da Scarlino Energia e quelli presi da Arpat. «Le diossine prodotte da un inceneritore sono inferiori rispetto a quelle di qualsiasi altra industria» spiega Marco Pellegrini dell’Arpat. Ed è a questo punto che salta fuori l’ultima sentenza del Consiglio di Stato, secondo cui il rilascio della Via è legato all’obbligo che non le condizioni iniziali della piana non siano ulteriormente peggiorabili. «Ma l’aria peggiora anche se apri una pizzeria» risponde Pellegrini, che la sala si ribella a questa risposta. Sono le 20 ormai e la stanchezza è palpabile.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato