Sicurezza
«Adesso vogliamo le soluzioni, o prenderemo altre strade»
Dopo l’incontro di Firenze, secondo gli allevatori, occorre dare fiducia all’assessore, ma poi se i risultati non arriveranno si sceglieranno vie diverse. «Ci hanno mostrato tante volte buoni...
Dopo l’incontro di Firenze, secondo gli allevatori, occorre dare fiducia all’assessore, ma poi se i risultati non arriveranno si sceglieranno vie diverse. «Ci hanno mostrato tante volte buoni intenti ma poi tutto è finito in una bolla di sapone. Ci hanno insegnato come allevare le nostre pecore, ci hanno imposto i recinti, non ci hanno pagato i danni. E noi che abbiamo fatto il pecorino dop e l’agnello Igp ci troviamo con le mosche in mano». Così sono andati a dire all’assessore Remaschi gli allevatori Carmelo Masala di Manciano, che ha perso centinaia di capi in pochi mesi, Giacomo Franceschelli di Arcidosso a cui hanno avvelenato i suoi 9 cani da guardia, Antonio Crobu di Siena, Mario Mori di Arezzo a cui è stato irrimediabilmente attaccato un allevamento di chianine, Massimiliano Ottaviani e Virgilio Manini di Saturnia che da tempo ha cercato di fare di tutto perché questo incontro si concretizzasse. «Io - commenta Giacomo Franceschelli - ho ribadito il concetto che i predatori sono dello Stato. Dunque o lo Stato li leva di torno o paga i danni che provocano. Intanto io non pago le tasse. Non ho un centesimo».
«Eliminazione alla radice del problema, con catture e contenimento e con pagamento dei danni anche retroattivi dal 2010», hanno chiesto Manini e Masala, i quali aggiungono: «Adesso o arriva la soluzione o prendiamo altre strade», alludendo alla manifestazione nazionale di cui da tempo si parla.
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