Il Tirreno

Grosseto

Massacrato per uno sguardo e una frase

Elisabetta Giorgi
L'ingresso dell'Osteria Dante di cui è titolare il ristoratore aggredito
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L'ingresso dell'Osteria Dante di cui è titolare il ristoratore aggredito

Grosseto, il racconto del ristoratore aggredito da un gruppo: prima accoltellato, poi colpito con una mazza. Ha rischiato di morire, salvato da un’operazione d’urgenza. «Sono sotto choc, grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato»

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GROSSETO. «Prima mi hanno accoltellato, poi aggredito con una mazza da baseball. Come sto? Non ho più la milza», racconta sofferente nel reparto di Chirurgia dell’ospedale Misericordia di Grosseto dov’è ricoverato. I medici gli hanno praticato due notti fa un intervento di splenectomia: asportazione della milza che era danneggiata in maniera irreparabile per le lesioni interne.

Marco Peruzzi ha 53 anni e in centro storico lo conoscono tutti: è lui il titolare della notissima “Osteria Enoteca wine bar Dante” di fronte al Duomo. È lui l’imprenditore operato d’urgenza la notte tra lunedì 20 e martedì 21 luglio dopo il brutale assalto con una mazza da baseball a opera di un gruppo di sconosciuti in un bar sulla Senese, avvenuto domenica sera.

È stato massacrato senza un perché. O meglio: per una frase innocua e uno sguardo che hanno fatto scoppiare l’aggressione come una bomba.

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Dal suo letto d'ospedale, Peruzzi ci racconta tutto accanto alla madre e al figlio scioccati.

I ricordi sono a tratti confusi. «Non rammento tutto - dice - e sono ancora sconvolto». È stata una serata convulsa. «Io e un mio amico stavamo concludendo la serata con l’ultimo caffè e siamo entrati in un bar», dove poi sono arrivati gli sconosciuti avventori che hanno fatto scattare il finimondo. L’imprenditore è stato ferito «in due mandate: nella prima siamo stati accoltellati entrambi. Nella seconda io solo sono stato aggredito con la mazza che mi ha colpito al fianco, perché il mio amico se n’era andato».

Come mai è successo tutto questo? Mistero. «Non mi ricordo tantissimo, né con precisione quanti fossero i tipi in questione in entrambe le circostanze, cioè in queste due volte in cui sono venuti alla carica. Ricordo solo che all’inizio, prima che cominciasse tutto, mi è parso di vedere nei loro atteggiamenti un po’ di ostilità e allora in quell’occasione forse ho fatto una stupidata, perché ho rivolto loro la parola dicendo qualcosa tipo: “che cosa c’è da guardare?”».

Una frase del tutto innocua, che però in certi contesti può sovraccaricarsi di un senso particolare, sopra le righe e innaturale, fino a diventare una miccia pronta a esplodere.

È iniziato tutto in quel modo lì: con uno sguardo, un cenno, una semplice reazione verbale, Cinque parole. Cosa c’è da guardare.

«A quel punto è stato un po’ come se avessi lanciato il sasso. E loro hanno reagito in quel modo che non mi sarei aspettato....»

«E pensare che io non sono un attaccabrighe, ho sempre fatto una vita tranquilla. Non ho mai rotto le scatole a nessuno. Il problema è che dopo la prima colluttazione, a cui era presente anche il mio amico, lui è andato a farsi medicare al Pronto soccorso, mentre io sono rimasto lì. E proprio mentre ero da solo e la situazione sembrava tornata alla normalità ho sentito una frenata lì davanti al bar e sono entrate 3-4 persone. La proprietaria si è messa a urlare e non ricordo se si è anche messa di mezzo anche lei per difendermi». Intanto però partiva il colpo violento con la mazza; un’aggressione da cui Peruzzi ha provato a scappare andando a chiudersi nel bagno e uscendo dopo un po’.

Il colpo alla milza è stato subdolo. Ha lavorato in maniera sotterranea producendo lesioni interne gravissime ma di cui - sul momento - l’imprenditore non ha avuto sentore, salvo sentirsi male la sera dopo quando non se l’aspettava. Erano passate 24 ore.

«Il giorno dopo sono tornato a fare le mie cose, scioccato ma forse senza rendermi conto di quanto fossero serie le ferite e che la lesione fosse già in atto». Lunedì mattina (20 luglio) dunque, l’imprenditore è andato a lavoro.

«Ho fatto la spesa, sistemato i tavoli», racconta.

La sera, quando l’enoteca che sorge in piazza Dante accanto alla farmacia Severi era pienamente operativa, Peruzzi si è sentito male: una sensazione drammatica in cui ha avuto per la prima volta coscienza di tutto.

«Quando mi sento male, e stavolta specialmente, inizio a sudare freddo. Così quella sera sembravo intinto in una vasca d’acqua e mi sono messo per terra, a sudare. Non riuscivo più a stare in piedi».

Una cameriera del Wine bar ha chiamato subito il 118 che si è precipitato con un’ambulanza mentre i commercianti della piazza, suoi cari amici, si accalcavano preoccupati accanto a lui che stramazzava al suolo.

Portato di corsa al Misericordia, Peruzzi è stato operato di notte d’urgenza e «ora mi ritrovo con una milza in meno - dice - Ma in centro ho ricevuto tanta solidarietà dai miei amici commercianti che ringrazio tutti. Sono anche venuti a trovarmi qui in ospedale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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