Sicurezza
Ingiurie, condannato Di Canio
Ribaltata la sentenza di assoluzione: dovrà anche risarcire i finanzieri
GROSSETO. Ribaltata in secondo grado la sentenza di assoluzione di Paolo Di Canio, l’ex giocatore della Lazio imputato di ingiurie nei confronti di tre militari della guardia di finanza.
Il giudice del Tribunale, Andrea Stramenga, ha condannato adesso Di Canio a 350 euro di multa; l’imputato dovrà anche pagare 1.200 euro di risarcimento a ciascuno dei tre militari, costituitisi parte civile con l’avvocato Aldo Soldani, cui andranno anche le spese per i due gradi di giudizio.
Nel febbraio 2013 il giudice di pace di Orbetello aveva prosciolto l’ex giocatore e allenatore, attuale commentatore sportivo, oggi 47enne, per quanto avvenuto il 22 luglio 2009, a Porto S.Stefano, al momento dell’imbarco per l’Isola del Giglio, sul piazzale. LKa pattuglia aveva fermato Di Canio per un normale controllo. La Procura generale aveva presentato appello e il processo era così approdato al secondo grado, cioè davanti al giudice monocratico del Tribunale di Grosseto. In prima battuta, dopo che non era andato a buon fine un tentativo di conciliazione (le cifre non erano state ritenute adeguate), non erano state reputate di rilevanza penale le offese lanciate agli uomini in divisa, e, in particolare, un innocuo tentativo di critica dell'ex bandiera della Lazio espresso attraverso un linguaggio di non significativa eleganza linguistica, che non aveva certo intenti lesivi verso l'operato degli agenti. Inoltre, l'espressione finale «teste di c...», secondo Simonetti, sarebbe stato esternato da Di Canio solo una volta salito sulla nave e quindi «non gridato specificatamente verso i predetti agenti, per cui la stessa potrebbe qualificarsi come una personale riflessione critica manifestata (sia pure volgarmente ed ad alta voce) dall'imputato, quale effetto dello stato di particolare irritabilità conseguente alla vicenda in cui si era trovato coinvolto».
Il nuovo processo ha invece evidentemente convinto della tesi opposta il giudice, che si è riservato il deposito delle motivazioni della condanna. Di Canio non era presente all’udienza, che si è tenuta ieri mattina al terzo piano del palazzo di giustizia. Era presente il suo difensore, l’avvocato bolognese Gabriele Bordoni. Il pm onorario Pamela Di Gugliemo aveva chiesto la condanna dell’imputato.
Pierluigi Sposato
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
