Sicurezza
In crisi le piantine del Parco Centrale
I due pozzi a servizio della nuova area non sono sufficienti per l’irrigazione, si cerca una soluzione e partono le proteste
FOLLONICA. Piante già secche al Parco Centrale, irrigazione insufficiente e il caldo non fa sconti neanche a un'opera che deve essere ancora finita. I piccoli alberi piantati da poco nella nuova area del mercato fanno fatica a resistere all'ondata di calore che ha colpito Follonica nelle ultime settimane: non è difficile capire che stanno soffrendo, basta fare due passi nella zona per vedere le loro condizioni.
Il punto principale è che il sistema di irrigazione goccia a goccia installato nell'area non sembra sufficiente per le molte piante messe dalla ditta che si sta occupando dei lavori. E così fioccano le proteste da parte di chi su quel progetto non avrebbe scommesso neppure un euro. «Molte piante sono già secche e stecchite, come del resto gli alberi sul cucuzzolo – dice il capogruppo dei grillini in consiglio comunale, Gabriele Cecchini – tanto li abbiamo pagati noi. Per quanto riguarda l'acqua ci dissero che c'era sotto e non importava aver previsto una vasca di raccolta». In realtà due pozzi ci sono ma pare che non bastino, quindi adesso l'impresa sta pensando di allacciarsi alla Gora per poter ricavare altra acqua.
Così dopo lo scivolone sulla questione delle pedane al termine delle strisce pedonali intono alla zona (pedane che sono state rimosse perché non a norma) l'amministrazione rischia di inciampare anche su un altro aspetto relativo alla maxi opera urbanistica. Da tempo molti sostengono che la zona dove prima sorgeva l'impianto ippico follonichese, oggi trasferito nel nuovo ippodromo sulla Sarzanese, non diventerà un parco perché le piante non sono adatte al clima del Golfo e non resisteranno negli anni. «Invece di dire sempre “aspettiamo la fine” – spiega Paola Mirolli, follonichese che da tempo sostiene che quel progetto doveva essere modificato – avessero ascoltato e valutato, fin dall'inizio dalla progettazione le opinioni della cittadinanza, le cose sarebbero andate diversamente e molto probabilmente meglio».
«Non siamo depositari della verità – ribatte Antonino Vella, ambientalista del Golfo – ma siamo nati e cresciuti a Follonica, ne abbiamo visto gli stravolgimenti, talvolta ne abbiamo condiviso le scelte e tutte le volte che ci è sembrato che fossero contrarie alla qualità della vita dei cittadini abbiamo sentito l'esigenza di farci sentire. Non per interessi personali, ma pensando di contribuire al miglioramento di certe scelte».
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