Il Tirreno

Grosseto

Gioiello o fucina di veleni? Punti di vista a confronto sulla centrale geotermica Bagnore 4

Francesca Ferri
A sinistra la centrale geotermica Bagnore 4, a destra la centrale geotermica Bagnore 3 a Santa Fiora
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A sinistra la centrale geotermica Bagnore 4, a destra la centrale geotermica Bagnore 3 a Santa Fiora

Santa Fiora, i comitati denunciano inquinamento, danni alla salute, induzione di terremoti. Montemaggi: "Se avessimo il minimo dubbio chiuderemmo: l’immagine conta"

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SANTA FIORA. Interferenza con le falde acquifere, emissioni inquinanti, danni per la salute, induzione di terremoti. Quello che per Enel green power è un gioiello di tecnologia ed efficienza, per gli ambientalisti di Sos geotermia è una fucina di veleni. Da anni il coordinamento di comitati antigeotermici si batte per avere precise garanzie per la popolazione e l’ambiente, organizzando manifestazioni e incontri e invitando studiosi.

A preoccuparli sono ammoniaca, mercurio, acido solfidrico, boro, arsenico, tutte sostanze che il vapore geotermico in Amiata – un ex vulcano – contiene naturalmente. Molte sostanze vengono trattenute dai filtri; le altre finiscono in atmosfera in quantità sì previste dalla legge, ma da una legge che non tiene conto del loro accumulo.

Un mese fa la Regione ha dato il via al primo studio epidemiologico sulla popolazione. Molte altre sono però le questioni aperte, sulle quali Enel green power non ha mai replicato direttamente. La visita del Tirreno alla centrale è un’occasione per conoscere il punto di vista dell’azienda.

Geotermia e falda acquifera. Una delle preoccupazioni degli ambientalisti è che le perforazioni e i pozzi per raggiungere il vapore geotermico attraversino bacini acquiferi di acqua potabile contaminandoli. Massimo Montemaggi, responsabile per la geotermia di Enel green power, spiega che «i pozzi hanno tre rivestimenti di acciaio e cemento» e che «sull’Amiata non solo le perforazioni sono lontane dalle falde ma se ci fosse un contatto tra la falda idropotabile, che è a 200 metri di profondità, e quella più bassa, dove arrivano i nostri pozzi, verrebbe meno il fenomeno geotermico, perché l’acqua superficiale raffredderebbe quella sottostante. Infine, il tracciante della geotermia è il boro: se ci fossero infiltrazioni, lo si troverebbe nell’acqua. E non c’è».

Le emissioni. Dal sottosuolo all’atmosfera. Nel mirino di Sos geotermia ci sono da sempre le emissioni. «L’Ipcc, cioè il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, e il protocollo di Kyoto dicono che le emissioni geotermiche non sono climalteranti – spiega Montemaggi – Quanto all’anidride carbonica, tutte le aree geotermiche ne emettono naturalmente più rispetto al resto della terra. La Co2 non la abbattiamo, ma va detto che è una Co2 diversa da quella derivante dalla combustione, tanto che a Pomarance la usiamo per l’industria alimentare. Il resto delle emissioni, quando costruiamo una centrale, lo concentriamo in un punto e lo abbattiamo con i nostri filtri. Di norma al 90 per cento; a Bagnore al 95 per cento».

Malattie in zone geotermiche. Nel 2010 la Regione pubblica uno studio svolto da Ars e Cnr sullo stato di salute della popolazione nelle zone geotermiche. Per gli ambientalisti i dati parlano chiaro: 54 patologie, di cui diverse mortali, hanno tra loro un collegamento statisticamente certo con la concentrazione di inquinanti prodotti anche dalle centrali geotermiche. Diversa la lettura di Enel green power. «In quello stesso studio – dice Montemaggi – l’Ars spiega che l’andamento delle patologie è in diminuzione in Toscana e anche nei territori geotermici. In cento anni di storia tra i nostri dipendenti non abbiamo nessuna malattia professionale di questo tipo. Va anche detto che nel dopoguerra l’Amiata è stato il più grande produttore mondiale di mercurio».

Induzione di terremoti. Dopo il terremoto in Emilia Romagna la commissione scientifica Ichese non ha escluso che il sisma sia stato innescato dall’attività di un pozzo geotermico. Anche per l’Amiata la preoccupazione degli ambientalisti è alta tanto che Sos geotermia è riuscita a portare la questione in parlamento, dove a novembre Pd e M5s hanno presentato due mozioni per chiedere una mappatura del sottosuolo per individuare le zone incompatibili con le trivellazioni e lo sfruttamento geotermico.

«Siamo qui in Amiata da 60 anni – spiega Montemaggi – e non abbiamo mai registrato sismicità indotta da noi con valori superiori a 1-1,5 della scala Mercalli. Quel che voglio dire è semplice: se oggi Enel avesse la minima percezione di creare un danno all’ambiente chiuderebbe subito tutto. Per noi vale molto di più l’immagine della nostra azienda nel campo delle rinnovabili: figuriamoci se si vogliono correre rischi».

 

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