Sicurezza
Uomini ed elefanti Ecco la Maremma della preistoria
Le Casette del Cassero accolgono i reperti dei Poggetti La soprintendente: «Uno scavo importante per le origini»
GROSSETO. Un clima più fresco di quello attuale, una grande prateria con alcune pozze che si formavano stagionalmente e i grandi elefanti che vi pascolavano liberamente, con i primi uomini di Neanderthal a dare loro la caccia. Duecentomila anni fa si presentava così la Maremma e oggi è possibile saperne di più grazie agli eccezionali scavi condotti nel 2012 in località Poggetti Vecchi vicino Barbaruta e alla mostra, inaugurata ieri alle Casette cinquecentesche del Cassero Senese di Grosseto, che dà conto dei primi risultati degli studi fatti su parte dei reperti restituiti dallo scavo e accuratamente restaurati. A inaugurare la grande mostra “Uomini e elefanti nella Maremma preistorica” è arrivato da Firenze Andrea Pessina, responsabile della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana. «Lo scavo di Poggetti Vecchi è molto importante a livello non solo italiano ma per tutta l’Europa meridionale – spiega Pessina – Con questa mostra iniziamo a scrivere un capitolo nuovo della storia di questo territorio e per questo dobbiamo ringraziare il proprietario del terreno Aldo Ceccarelli e la sua famiglia perché non solo hanno tollerato gli scavi ma li hanno incoraggiati e sostenuti a livello logistico e finanziario». «Questa mostra ha due elementi di forza – aggiunge Pessina – la collaborazione tra le istituzioni coinvolte (Fondazione Grosseto Cultura, Comune, Soprintendenza, Museo di storia naturale e Museo archeologico, Università che collaborano alla ricerca) e l’approccio multidisciplinare. Quanto a ciò che succederà dopo la mostra posso solo dire che l’auspicio della Soprintendenza è che questi reperti restino in Maremma, il più vicino possibile al luogo del loro ritrovamento». Emozionata anche l’archeologa Bianca Maria Aranguren, funzionaria della Soprintendenza che ha diretto lo scavo. «Il sito ci riporta all’inizio del Paleolitico medio – spiega Aranguren – La sua particolarità è che la presenza di acqua termale ha permesso di conservare fino ai giorni nostri oltre ai resti degli elefanti (ossa e zanne) anche strumenti in pietra e osso mentre quelli in legno sono tuttora in restauro in un nostro laboratorio specializzato a Pisa». A condurre i restauri dei reperti ora in mostra Simona Pozzi della Soprintendenza di Grosseto coadiuvata da personale specializzato della Cooperativa Atlante mentre decisivo è stato per l’allestimento della mostra il contributo finanziario dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. La mostra resterà aperta fino al 31 dicembre e sono previste iniziative scientifiche e didattiche a corollario dell’apertura alle visite. «La ricerca sugli scavi di Poggetti Vecchi è appena cominciata – dice il direttore del Museo di storia naturale Andrea Sforzi – L’obiettivo è far vedere al pubblico ciò che stiamo facendo, tenendo conto del fatto che ciò che è esposto è solo una piccola parte di quanto è stato trovato». Nel percorso alle Casette cinquecentesche ad accompagnare i visitatori accurati pannelli bilingui e un documentario realizzato da Federico Santini e riprodotto di continuo che illustra le fasi degli scavi e dei restauri. Per l’assessore alla cultura Giovanna Stellini la mostra è la ciliegina sulla torta di un’estate grossetana nel segno dell’archeologia. «Abbiamo in corso la mostra sui romani di Alberese al Parco – dice l’assessore – la mostra sul simposio etrusco al Museo archeologico e l’apertura in notturna del giovedì del parco archeologico di Roselle che sta riscuotendo consensi. Ora con questa esposizione che offre nuove suggestioni l’esperienza è davvero completa. Per questo stiamo studiando un pacchetto unico per l’ingresso a tutte le mostre».
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