Il Tirreno

Grosseto

Rubano i computer degli alunni disabili

di Elisabetta Giorgi
Rubano i computer degli alunni disabili

Raid notturno all’istituto Agrario: i ladri rompono un vetro, si feriscono e abbandonano in terra una maglia insanguinata

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GROSSETO. Ci sono furti più odiosi di altri. All’istituto Agrario di Grosseto, dove la maturità si è appena conclusa, un raid notturno ha turbato la quiete della scuola: i ladri sono scappati via con due computer che servivano agli studenti disabili.

Hanno spaccato una finestra, si sono intrufolati nella stanza dei custodi, si sono feriti e hanno seminato tracce di sangue sugli infissi. Poi si sono diretti verso una stanza - solo quella, non altre - hanno spaccato la porta con un estintore, sono entrati e hanno rubato i due pc, uno dei quali era stato appena usato per l’esame di maturità. La vicepreside dell’Agrario, Manuela Carli, scuote la testa desolata, davanti ai vetri frantumati. «Ormai anche le scuole sono nel mirino, non c’è più pace», le fanno eco i custodi mentre i carabinieri della Scientifica fanno i rilievi, prendono le impronte e circoscrivono le tracce di sangue.

È la notte tra mercoledì e giovedì - poco dopo le 23 - quando suona l’allarme collegato ai Rangers che si precipitano a scuola, ma quando arrivano il colpo è già finito e dei ladri non c’è più traccia. La finestra è spaccata, una porta con maniglione antipanico che dà sul retro aperta. Una o più persone sono passate dalla facciata anteriore (dov’è il parcheggio) scappando forse da dietro. Il microscopico locale in uso ai custodi - pochi metri quadrati di scrivania, telefoni e circolari appese alla parete - è messo a soqquadro. Gli armadietti manomessi e spalancati.

Chi entra si ferisce, tant’è che restano tracce di sangue sia sulla finestra esterna che dà sul parcheggio, sia su quella interna da cui il custode si affaccia nella “hall” attraverso un vetro. Forse già in questo frangente - ovvero all’inizio del colpo - uno dei ladri si toglie la maglia insanguinata e l’abbandona lì sul posto dove poi sarà trovata dal personale della scuola e portata via dai carabinieri.

Dalla stanza dei custodi, i malviventi escono dalla porta e percorrono il lungo corridoio in cui si aprono le aule, approdando davanti a una stanza chiusa a chiave. Solo quella.

È un laboratorio, l’aula in cui lavora l’insegnante di sostegno della scuola, la professoressa Daniela Piandelaghi.

La stanza contiene computer e materiale didattico. I ladri prendono un estintore, con quello spaccano la serratura ed entrano seminando il caos e rubando due computer. «Erano i pc che servivano per i disabili: ci lavoravano loro» (uno di loro ci aveva appena fatto l’esame di maturità, ndr), dicono a scuola. Erano strumenti nuovi, comprati da poco. Un colpo durissimo non tanto per il valore in sé (forse un migliaio d’euro), quanto per quello simbolico e per il fatto che “solo” quelli risultano rubati, come se fossero stati l’unico fine e misterioso obiettivo. «La stanza era sempre chiusa - sussurrano tutti a sguardo basso - e dedicata alla didattica dei ragazzi portatori di handicap. Erano un acquisto nuovissimo. Usati da poco».

È probabile che i ladri siano poi fuggiti dalla porta che dà sul retro (e che è stata ritrovata aperta dai Rangers) anziché dalla stessa finestra da cui sono entrati e si sono feriti.

La vigilanza notturna dei Rangers, dopo aver ricevuto lo squillo collegato al sistema d’allarme, è intervenuta subito all’Agrario e si è accorta che la finestra anteriore era spaccata e quella porta posteriore aperta; è anche entrata a guardare e ha chiamato il personale della scuola ma solo la mattina dopo - cio ieri intorno alle 7,30 - il personale scolastico ha potuto fare la ricognizione e scoprire che mancavano all’appello i due pc. Tra l’altro i ladri hanno lasciato quel souvenir decisamente anomalo. Dopo essersi feriti con i vetri della finestra hanno abbandonato sul posto la maglietta intrisa di sangue e che ovviamente è stata sequestrata. Il preside, Alfonso De Pietro, ha sporto denuncia ai carabinieri che hanno compiuto i rilievi. La Scientifica ha lavorato per ore, preso le impronte e circoscritto le tracce di sangue.

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