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Grosseto

Protesi nell’osso e tutto si risolve

Protesi nell’osso e tutto si risolve

Il dottor Boccuzzi era a capo dell’équipe: altri due pazienti sono già in lista

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GROSSETO. «Un tempo si risolveva con protesi tradizionali, di quelle che nel gergo venivano chiamate amplifon. Da tre, quattro anni in questi casi c’è la possibilità di mettere una protesi nell’orecchio medio».

Ed è quello che il dottor Simone Boccuzzi, direttore dell’Unità operativa di otorinolaringoiatria dell’ospedale Misericordia di Grosseto ha fatto con Elisabetta, la ventinovenne grossetana, completamente sorda dall’orecchio sinistro fin dalla nascita a causa di una malformazione congenita.

La ragazza ha girato mezza Italia per farsi visitare e si è sottoposta anche a diversi interventi. Ma la soluzione al suo problema l’ha trovata nell’ospedale dietro casa, senza andare troppo lontano.

«Da tre, quattro anni – spiega Boccuzzi – esiste la possibilità di impiantare queste protesi che sfruttano i meccanismi di conduzione dell’orecchio medio e permettono alle persone con questo tipo di sordità di sentirci bene».

La protesi, spiega ancora il dottor Boccuzzi, «viene impiantata nella mastoide, l’osso dietro l’orecchio, ed è collegata con un ricettore posizionato al livello del cuoio capelluto. Funziona perché vengono saltati i meccanismi dell’orecchio medio: c’è una stimolazione del suono direttamente al livello dell’osso. Questo messaggio viene amplificato dal microfono posizionato all’esterno sul cuoio capelluto. Se si toglie il microfono non si sente più; se lo si rimette, si torna a sentire».

La protesi impiantata ad Elisabetta è di tipo nuovo. L’ospedale di Grosseto non aveva una grossa tradizione di chirurgia dell’orecchio. Ma Boccuzzi – a Grosseto dal 2007 – è riuscito a convincere la direzione dell’Asl della bontà dell’intervento. E con circa 8.000 euro, il costo dell’impianto, la giovane paziente ha potuto riacquistare l’udito.

Elisabetta è stata la prima, ma non sarà l’unica ad essere operata. «In provincia non c’è necessità di più di tre, quattro interventi all’anno di questo tipo e abbiamo già un paio di pazienti in lista». Ad accoglierli ci sarà l’équipe di sei medici più il primario. (f.f.)

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