Il dolore
«Ora posso ascoltare la vita»
Elisabetta era sorda dalla nascita. Fino all’operazione, prima in Toscana
GROSSETO. «Mamma, ma questo frigorifero deve fare questo rumore?». Il frigo della cucina di Olivia non è rotto. Funziona perfettamente e il suo ronzio è quello normale del motore che si accende, quasi impercettibile tra le “voci” della casa: uno sportello che si apre, i piatti che sbattono insieme quando li prendi dallo scolapiatti, un coperchio che si accomoda sulla pentola, la fiamma che si accende. E poi l’avvolgibile del vicino, un annaffiatoio che disseta un vaso, le pietre e il filo dell’uncinetto dei gioielli artigianali realizzati insieme alla mamma.
Dopo ventinove anni di silenzio un concerto si accende e incanta Elisabetta. Che si gira di scatto ad ogni sibilo e ne rimane stregata: la vita, adesso, fa rumore anche per lei.
Elisabetta, nonostante l’aspetto che la fa sembrare molto più giovane della sua età, ha ventinove anni e fino a quattro mesi fa sentiva solo da un orecchio che, per di più, aveva una perdita uditiva del quaranta per cento.
«L’altro – spiega mamma Olivia – era sordo al cento per cento dalla nascita per una malformazione congenita dell’osso».
Elisabetta e la madre non si danno per vinte e cominciano un pellegrinaggio in vari centri per visite specialistiche. «Grazie alla tenacia di mia madre abbiamo girato tutta l’Italia – spiega Elisabetta – recandoci di volta in volta dal migliore otoiatra che ci veniva indicato». Elisabetta viene anche operata diverse volte, sia al Policlinico di Pisa che a Genova, ma non riesce mai a riacquistare l’udito.
Ormai scoraggiata, Elisabetta rientra a Grosseto, finché, non si ritrova nel reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale Misericordia di Grosseto per un normale consulto. Normale finché non arriva a visitarla il primario dell’unità operativa, Simone Boccuzzi, con una proposta che da lì a poco le cambierà la vita.
«Mi ha proposto il posizionamento di una protesi che secondo lui avrebbe risolto il mio problema – spiega Elisabetta – o, almeno, mi avrebbe permesso di recuperare il settanta per cento dell’udito».
C’è solo una “piccola” incognita: l’intervento è di nuovissima generazione ed Elisabetta sarebbe stata la prima paziente in Toscana e tra le prime in Italia ad affrontarlo. Le avrebbero impiantato un piccola protesi dietro l’orecchio e un microfono mobile, un sensore, attaccato un po’ più su tramite una calamita fissata sottocute, da togliere all’occorrenza (per fare il bagno, ad esempio) che avrebbe amplificato il suono da trasmettere.
«Si fa» dice subito Elisabetta con un sorriso. «A costo anche di aspettare, ma si fa».
«A Betty non importava niente: lo voleva fare punto e basta – spiega la mamma – mentre io magari ero un pochino più incerta. Ma mia figlia ha una bella fibra, è tenace».
«Sì – dice Elisabetta – mi reputo una persona determinata e mi sono impuntata».
Il dottor Boccuzzi la opera il 23 marzo 2015. L’intervento dura circa un’ora e, una volta smaltita l’anestesia, anche la nebbia che avvolgeva l’udito di Elisabetta si dirada, fino a scomparire del tutto. Non solo l’impianto funziona, ma funziona al cento per cento. E la ragazza viene avvolta da un fiume di suoni, voci, rumori, musica.
«La differenza tra prima e ora? Ora è un mondo più chiassoso – racconta Elisabetta sorridendo – a volte mi danno persino fastidio le persone se parlano troppo forte e anche la tv spesso mi sembra troppo alta. Sento da lontano mia mamma che rincasa perché percepisco il rumore del motorino. Prima, se cadeva qualcosa in casa nemmeno me ne accorgevo, a meno che non lo vedessi. Se qualcuno mi parlava da dietro non lo sentivo. Adesso sento il rumore della fiammella della candela: la maggior parte della gente non ci fa caso ma per me è una scoperta».
Elisabetta ha anche acquistato una nuova sicurezza. «Prima, quando andavo in bicicletta, andavo più piano, avevo due specchietti. Ora se arriva una macchina da dietro lo sento senza dovermi girare. Per me è una marcia in più».
Quando le crosticine dietro l’orecchio saranno cadute e la ferita sarà completamente rimarginata, a Elisabetta rimarrà solo il piccolo sensore grande come una noce schiacciata, da nascondere tra i capelli. Oggi Elisabetta sfoggia un taglio asimmetrico, tra l’altro all’ultima moda, più corto sul lato dove è stata operata. Ma quando i capelli ricresceranno, non si vedrà più nulla.
«Vorrei davvero ringraziare il professor Boccuzzi e tutti i medici e infermieri del reparto di Otorinolaringoiatria del Misericordia – dice Elisabetta – che mi hanno permesso di svolgere una vita da persona normale e che mi hanno dato speranza. E hanno dimostrato come una in una realtà piccola come la nostra possano esistere delle eccellenze che magari non si pubblicizzano, ma che lavorano a testa bassa e seriamente».
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