Il Tirreno

Grosseto

Vapore e malattie: lo studio

di Francesca Ferri

Per la prima volta in Amiata analisi e ricerche degli inquinanti nelle persone

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. A mezzo secolo dalla realizzazione delle prime centrali geotermiche sull’Amiata l’Agenzia regionale di sanità, l’Asl e l’Arpat studieranno gli effetti dell’attività industriale sulla salute della popolazione. È stato pubblicato in questi giorni sugli albi pretori delle aziende e dell’agenzia coinvolte il protocollo di intesa per realizzare uno studio epidemiologico sulla salute e sulle condizioni di vita di chi vive nelle aree del bacino termico toscano, con particolare riferimento all’area geotermica dell’Amiata. Qui, nei comuni di Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora, Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore, dagli anni Sessanta esistono centrali geotermiche di Enel green power, oggi cinque in tutto, per un totale di 140 Megawatt di energia all’ora prodotti.

Uno studio sugli effetti dello sfruttamento geotermico esiste dal 2007 e ne è responsabile l’Ars attraverso il proprio Osservatorio di epidemiologia. Più che uno studio, però, quella condotta finora (fase 1, fase 2 e fase 3) era un’analisi di dati con un’impostazione «puramente descrittiva».

Tuttavia, nonostante l’approccio indiretto queste prime ricerche, commissionate al Cnr di Pisa e alla Fondazione Monasterio, hanno certificato che esistono 54 relazioni certe tra incrementi di malattie (ad esempio tumori e malattie dell’apparato respiratorio) e concentrazioni crescenti degli inquinanti, dello stesso tipo di quelli che vengono anche prodotti dalle centrali geotermiche. È emerso anche un eccesso di mortalità rispetto al resto della Toscana.

Questi studi non sono mai giunti alla conclusione che esista un rapporto diretto tra emissioni delle centrali e maggiore incidenza di malattie. La guardia è però alta, perché si parla di sostanze pericolose, cancerogene, come arsenico, mercurio, acido solforico.

Gli ambientalisti si battono da anni per avere risposte certe sul livello di inquinamento, per accertare da dove proviene e perché si adottino provvedimenti per scongiurare rischi per la popolazione.

Il 10 novembre scorso con la delibera 973 la direzione regionale Politiche ambientali, energia e cambiamenti climatici della Regione Toscana ha dunque approvato la fase 4 dello studio di approfondimento dello stato di salute delle popolazioni residenti.

Il progetto di ricerca si intitola “Geotermia e salute in Toscana - fase 4” e, come sottolinea il protocollo, «prevede un sostanziale cambiamento dell’approccio metodologico rispetto alle tre fasi precedenti dello studio, prevedendo il passaggio da un’impostazione puramente descrittiva a studi più orientati a valutare le reazioni fra eventi sanitari e fattori di rischio».

Insomma, senza abbandonare le banche dati (numero dei malati, numero dei morti e così via) il personale dell’Asl di Grosseto e di Siena andrà sul campo, incontrerà le persone, valuterà l’esposizione individuale all'acido solfidrico e alle altre sostanze inquinanti presenti nell’area, farà prelievi di sangue e altro materiale biologico, lo analizzerà alla ricerca di metalli e sostanze inquinanti con particolare riferimento ad arsenico e mercurio, due metalli prodotti dal processo industriale. Questo biomonitoraggio interesserà anche animali e vegetali, che saranno anch’essi analizzati. Non sarà trascurata la valutazione dei fattori di rischio individuali, che saranno rilevati con interviste dirette e questionari. La popolazione sarà anche sottoposta a visite mediche, alla misurazione dei principiali parametri sanitari.

Altri passaggi della ricerca riguarderanno la ricostruzione delle storie residenziali dei cittadini, i cui indirizzi saranno georeferenziati e l’analisi della distribuzione spaziale delle malattie nel territorio. Proseguirà, infine, il monitoraggio epidemiologico attraverso l’utilizzo delle banche dati sanitarie esistenti, che sono quelle dell’Arpat, dell’Asl e dell’Enel. È previsto che nello studio siano coinvolti anche i medici di medicina generale e i pediatri

Il coordinamento dello studio è affidato all’Ars, mentre l’Arpat predisporrà campagne di monitoraggio e si occuperà di informare gli amministratori locali, i cittadini e i tecnici sullo stato di avanzamento del progetto e i risultati.

La convenzione tra Arpat, Asl e Ars, iniziata il 15 giugno scorso, vale fino al 31 dicembre 2017, ma potrà essere prorogata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa