Toscana
Tragedia di Barbaruta L’ultimo saluto a Paolo Polverelli
L’ingegnere sarà sepolto nel cimitero di Braccagni I ricordi degli amici: «Era uno spirito libero, ci mancherà»
GROSSETO. Sono tantissimi i ricordi di Paolo Polverelli che da due giorni si rincorrono sui social e che ieri gli amici si raccontavano fuori dall’obitorio del Misericordia, dove la salma è stata restituita ai familiari dopo l’autopsia.
L’esame medico legale ha confermato soltanto che l’ingegnere di 52 anni è morto sul colpo, dopo essere stato sbalzato dalla sella della sua Ducati Monster 600 a decine di metri di distanza dal punto d’impatto con la Ford Fiesta guidata da una donna di 47 anni, Svetlana Munteanu, che, la notte tra lunedì e martedì, è stata portata all’ospedale Misericordia di Grosseto sotto choc.
Ieri mattina all’obitorio si è svolta l’autopsia sul corpo dell’ingegnere, dopodiché il magistrato ha firmato il nullaosta per la sepoltura che avverrà questa mattina al cimitero di Braccagni.
Il corteo funebre partirà dall’obitorio di Grosseto alle 10 e raggiungerà la frazione alle porte della città dove ci saranno tutti gli amici di Paolo ad aspettarlo.
La comunità è ancora sotto choc, come i tanti amici dell’ingegnere che martedì mattina si sono svegliata con la tragica consapevolezza che non avrebbero più ascoltare quella voce cantare, o le note della sua chitarra suonate per loro.
Paolo Polverelli stava percorrendo la Castiglionese quando, poco prima di mezzanotte arrivato all’incrocio con la provinciale di Barbaruta, si è trovato di fronte quell’auto. L’impatto è stato violentissimo e Paolo Polverelli è stato sbalzato dalla sella sua moto ed è finito nel campo vicino. L’ingegnere è morto sul colpo.
Sui social network ma anche e soprattutto in paese dove i rapporti sono quelli veri, quelli che si coltivavano prima dell’avvento di Facebook.
«Paolo ha sempre coltivato tantissime passioni - raccontano gli amici che sono cresciuti con lui - partecipava alle befanate che venivano organizzate e aveva sempre la battuta pronta in ogni occasione». Era uno spirito libero Paolo. Era una persona solare, sempre disponibile nei confronti degli altri.
Cantava stornelli goliardici, era capace, fin da ragazzino, a smontare un motore e rimontarlo in una notte. «Eri sempre in ritardo, non ti si trovava mai - scrive Fabio Tint - arrivavi a tempo scaduto ma facevi la differenza e lo sapevi, per questo non avevi fretta, non conoscevi l'ansia, perché sapevi che avresti recuperato il tempo perduto. Eri un campione Paolino e sapere che questa volta non tornerai più mi delude e mi lascia un grande vuoto. Un abbraccio a Eleonora e ai marmocchi».
E ancora i ricordi di chi aveva vissuto con lui i tempi dell’Università, come Massimo Felicioni. Quando, a Firenze, per chiamare gli amici a cena si affacciava sul balcone dell’appartamento e si metteva a suonare la tromba.
Era fatto così Paolo, ed è così che lo ricorderanno tutti quelli che lo hanno conosciuto.
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