Il Tirreno

Grosseto

Morirono travolte dalla piena, indagati per omicidio colposo sindaco e dirigente

Elisabetta Giorgi e Ivana Agostini
Marisa e Graziella Carletti, le due vittime
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Marisa e Graziella Carletti, le due vittime

Le sorelle Carletti restarono uccise a Manciano: 9 mesi dopo arrivano gli avvisi a Marco Galli e Furio Laghi

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MANCIANO. Finora il fascicolo della Procura era a carico di ignoti. Ora - a nove mesi di distanza dalla tragedia - spuntano due indagati per la morte di Marisa e Graziella Carletti, le due sorelle mancianesi travolte e uccise dalla furia del torrente Sgrilla durante l’alluvione del 2014. Sono il sindaco di Manciano Marco Galli e il dirigente ai lavori pubblici del Comune di Manciano Furio Laghi, raggiunti in queste ore da due avvisi di garanzia per cooperazione in omicidio colposo.

La tragedia si consumò mercoledì 14 ottobre 2014. Meno di due anni prima - era il novembre 2012 - un’altra alluvione aveva mietuto altri morti e seminato altri danni. Un destino atroce unì le due sorelle che quel giorno si mossero in auto da Marsiliana verso Manciano. Erano andate a trovare l’anziana madre che abitava nelle campagne mancianesi ma durante il tragitto - circa dieci chilometri dopo, sulla Maremmana in località Sgrilla - l’esondazione del fosso travolse la loro auto trascinandola a valle per circa un chilometro. Altri automobilisti si salvarono pur essendo sorpresi dall’ondata d’acqua mista a fango che, fuoriuscita dal piccolo alveo del fosso, invase la strada con una violenza spaventosa, travolse la campagna e si riversò sulle loro auto e su quella delle due sorelle. Fu dato l’allarme e i vigili del fuoco si misero sulle tracce delle donne con l’hovercraft, scoprendole cadaveri e imprigionate nella loro auto che si era trasformata in una tomba d’acqua.

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Marisa e Graziella Carletti erano molto conosciute e stimate. Due persone perbene. Graziella viveva a Manciano con il marito Aldo Stefanelli, assai noto in paese e dal quale aveva avuto due figli, un’avvocatessa e un artigiano. La sorella Marisa, anche lei sposata, stava a Roma. La tragedia scosse l’intera comunità, che da allora non ha mai voluto né potuto dimenticare. Condoglianze dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arrivarono ai familiari delle vittime attraverso il Prefetto di Grosseto.
All’indomani della tragedia la Procura di Grosseto ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. «Stiamo lavorando a 360° - disse il procuratore di Grosseto Francesco Verusio - per capire se vi siano state eventuali responsabilità su cosa non è stato fatto e se vi siano persone che avrebbero dovuto fare qualcosa e non l’hanno fatto». Il riferimento sarebbe stato ai lavori e alle opere previste per la sicurezza del territorio da un punto di vista idrogeologico e all’impiego dei fondi stanziati per gli interventi. Fu aperto un fascicolo contro ignoti. Il reato ipotizzato, omicidio colposo.

Ora per queste due morti risultano due indagati. Ad aver ricevuto gli avvisi per cooperazione in omicidio colposo (articoli 589 e 113 cp) sono Marco Galli, sindaco di Manciano, e Furio Laghi, dirigente del settore lavori pubblici del Comune mancianese. Entrambi - difesi dall’avvocato Marco Calò - confermano la consegna degli avvisi. Il primo cittadino taglia corto - «aspetto che la Procura faccia le sue indagini» - mentre il dirigente Laghi ammette di aver ricevuto l’avviso ma non fa dichiarazioni.

Tania Amarugi - legale delle famiglie delle due donne decedute - la famiglia Carletti e De Filippi - commenta di aver immaginato uno sviluppo di questo genere: «il 7 luglio sono state depositate sia la relazione dei consulenti del gip che ha fatto incidente probatorio che le consulenze del pm. Dalle conclusioni peritali, che evidenziano in maniera piuttosto netta le responsabilità - dice Amarugi - immaginavo e auspicavo che la Procura partisse con un’iscrizione nel registro indagati, però non sapevo quando ciò sarebbe avvenuto né quanti potessero essere gli indagati. L’evidenza sul Comune di Manciano c’era anche da parte della Procura: devo dire che è stata molto veloce rispetto alle conclusioni peritali depositate il 7».

«Sono in fibrillazione anche perché non mi resta che avere giustizia», conclude Francesca Stefanelli, figlia di una delle due vittime e nipote dell’altra. Secondo lei, dalla perizia depositata in tribunale e che ha avuto modo di leggere, il procedimento finora contro ignoti sta prendendo una piega diversa. Resta da capire come sia possibile morire per strada travolti da un’ondata di piena.
 

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