La manifestazione
Fontanelle chiuse, appello del M5S
Castel del Piano, i pentastellati chiamano la popolazione a un’azione di protesta
CASTEL DEL PIANO. «Far sparire l’acqua è un fatto di un’impensabile gravità e drammaticità e che dovrebbe far indignare ogni cittadino». Il Movimento 5 stelle torna sulla chiusura di molte fontanelle, che fino a poco tempo fa erano aperte in tutti i comuni amiatini, come Castel del Piano, dove da qualche tempo sono state sigillate circa la metà delle cinquanta presenti nel territorio comunale.
Motivo: il prezzo insostenibile di circa 300 euro ciascuna, come ha spiegato a più riprese il sindaco Claudio Franci, che anche nel consiglio comunale del 6 luglio ha ricordato che Castel del Piano avrebbe dovuto pagare all’Acquedotto del Fiora 100.000 euro di acqua di cinque anni di quelle cinquanta fonti.
Solo un accordo recente ha permesso di azzerare il debito ma di pagare, comunque, l’acqua per le 25 rimaste aperte 300 euro ciascuna.
Ma il Movimento 5 stelle non ci sta. «Non solo perché una cannella d’acqua corrente in un punto qualsiasi di un paese o di una strada di campagna rappresenta una conquista della civiltà – spiegano dal Movimento – ma soprattutto perché è oggi simbolo di vita e di rilancio di un territorio che ha bisogno di turismo e che da questo trae beneficio».
È stato proprio il Movimento 5 stelle a intervenire, nei giorni scorsi, con comunicati stampa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla chiusura di molte fontanelle nei paesi dell’Amiata.
«Un dovere civico – dicono dal movimento – prima che denuncia politica, un fatto gravissimo (la chiusura di fontanelle pubbliche) che è sotto gli occhi di tutti e forse percepito come se ciò fosse ordinaria manutenzione di una strada».
La popolazione, secondo i pentastellati deve «prendere coscienza dell’offesa alla storia, dell’alienazione di un patrimonio comune di straordinaria e fondamentale importanza: l’acqua pubblica. Chi fin d’ora ha fatto scelte affrettate non sarebbe cosa disonorevole tornasse sui suoi passi e invertisse la rotta, riaffermando il valore della fontana pubblica e ricercando soluzioni che valorizzino e non svendano un bene così tanto prezioso che nell’Amiata trova la sua più peculiare ricchezza e abbondanza».
Infine il M5s cita la famosa azione legale del 26 maggio 1896, quando venne discussa al tribunale di Grosseto la causa che la popolazione di Castel del Piano intentò contro il Comune di Grosseto perché in seguito alla realizzazione dell’acquedotto si sentiva illegittimamente defraudato di una sorgente fondamentale per l’economia agricola del paese.
«Oggi – chiude il Movimento 5 stelle – si auspica un altrettanto reattivo moto di protesta contro un atto di barbarie che impoverisce la comunità e fa arretrare a livelli fino a poco fa impensabili». (f.b.)
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