Il Tirreno

Grosseto

Cane morto al Giglio, due verità

di Francesca Ferri
Cane morto al Giglio, due verità

L’uomo che ha segnalato il caso di Camilla riscrive all’Enpa e minimizza

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ISOLA DEL GIGLIO. Getta acqua sul fuoco delle polemiche il genero dei proprietari del cane morto al Giglio nei giorni scorsi, e fa dietrofront su due dettagli della vicenda che lui stesso aveva segnalato all’Enpa di Grosseto domenica 6 luglio, innescando una valanga di reazioni indignate per la mancanza, sull’isola, di un punto veterinario. Lo fa con una lettera indirizzata alla presidentessa dell’associazione animalista, Marlena Giacolini, che il sindaco Sergio Ortelli ha subito pubblicato sul proprio profilo Facebook con una preghiera: «Basta gettare fango sull’isola del Giglio». Pubblicazione che ha sollevato, a sua volta, la reazione degli isolani _ e non solo loro _ stretti intorno al primo cittadino.

La vicenda. La vicenda è nota: una coppia di Velletri sbarca al Giglio con la cagnolina Camilla per le vacanze. Il cane, poco dopo si sente male, i due cercano soccorso ma sull’isola non c’è un veterinario e la farmacia, dove poter prendere i farmaci indicati al telefono dalla veterinaria di famiglia, è chiusa. Il cane muore e i due lasciano anzitempo l’isola. Il genero, che vuole restare anonimo, al Tirreno dichiara che i suoceri «non torneranno mai più al Giglio» e che farà «di tutto perché chi ha un cane o un altro animale non ci vada».

Le due lettere. Nella prima email all’Enpa l’uomo spiegava che Camilla era morta «dopo 8 ore di sofferenza», senza poter essere visitata. Nella lettera “riparatrice” scrive invece che «la cagnetta non ha sofferto più di 3, 4 ore» e che i suoceri, conoscendo la patologia di cui soffriva, «avevano con sé il cortisone».

Il ruolo del Comune. Secondo punto, il ruolo del Comune e del sindaco. Nell’email del 6 luglio all’Enpa l’uomo chiama in causa «l’amministrazione comunale» parlando di «poca civiltà e sensibilità verso i numerosi ospiti pelosi dell’isola» e si augura che la denuncia arrivi alle «alte cariche e ai gigliesi». Nella successiva lettera chiarisce che «quanto è successo non credo assolutamente si possa imputare al sindaco Ortelli che, a detta dei miei suoceri, che frequentano l’isola dal 1978, in altre occasioni di necessità assieme a sua moglie si sono molto prodigati non solo per i cani».

«Fraintendimenti». L’uomo parla di «fraintendimenti dovuti certamente alla dolorosa situazione», chiude dicendo che «il Giglio merita moltissimo» e promette: «Quanto prima, assieme ai miei suoceri, programmerò un’altra vacanza al Giglio».

Il sindaco infuriato. Pace fatta dunque? Nemmeno per idea. Il sindaco Ortelli ha un diavolo per capello, non tanto con l’autore della segnalazione, quanto con l’Enpa. «Conosco i proprietari del cane da molti anni – spiega Ortelli – erano in affitto in una casa di mia proprietà. Quando sono sbarcati ci siamo incontrati per salutarci e ho fatto anche una carezza alla cagnolina».

Il nodo ambulatorio. Sulla mancanza di un ambulatorio veterinario al Giglio, il sindaco anche in passato ha sempre spiegato che non è imputabile al Comune, poiché sta all’iniziativa di un veterinario decidere se aprire o no un ambulatorio. Il sindaco nei giorni scorsi ha spiegato che il Comune non ha le risorse economiche per avviare una convenzione che permetta di avere un servizio codificato di trasporto di animali sulla terraferma, in caso di urgenza, all’occorrenza, per gli animali feriti, c’è una barca per trasferire l’animale sulla terraferma per avviarlo al primo pronto soccorso veterinario disponibile.

Ortelli: «Voglio le scuse». «Al Giglio si è sempre fatto di tutto per gli animali – dice ancora Ortelli – e questo tam tam che si è scatenato su Facebook ci procura un danno enorme. Per questo l’Enpa deve chiedere scusa al sindaco e ai gigliesi». Sempre su Facebook il sindaco ha pubblicato integralmente la seconda lettera e anche un messaggio di solidarietà dei proprietari del cane.

L’Enpa: «Carta canta». Non arretra di un millimetro però la presidentessa Giacolini. «È proprio vero che il troppo caldo che c’è stato ultimamente deve aver fatto dei brutti scherzi a chi va al mare», dice sventolando a riprova la prima lettera inviata al suo indirizzo di posta elettronica dal genero della coppia. «La sottoscritta – dice Giacolini – non ha fatto altro che rendere pubblica la lettera per mettere in evidenza una situazione che si trascina da anni: quella della mancanza di un soccorso veterinario al Giglio. Invito l’opinione pubblica a distillare bene i comportamenti di tutti. Carta canta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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