Sicurezza
Violenze sulla figlia adottiva, pena ridotta
L’uomo era stato condannato a 10 anni. Il ricorso in Appello: «Nessuna minaccia per quei rapporti»
GROSSETO. Igiudici di primo grado avevano creduto in tutto e per tutto al racconto della ragazza. Al racconto dei rapporti sessuali pretesi e ottenuti da parte del padre adottivo, a quelli delle minacce, delle botte e anche dello stalking che l’uomo che oggi ha 62 anni, avrebbe messo in atto nei confronti della figlia adottiva fin da quando lei aveva solo 13 anni. E il tribunale di Grosseto lo aveva condannato a 10 anni: pena che però è stata diminuita dai giudici della Corte d'appello, che ha condannato l’uomo, originario della Campania a 6 anni e mezzo.
Ora l'avvocato Francesca Carnicelli, una volta pubblicate le motivazioni della sentenza dei giudici fiorentini è pronta a ricorrere in Cassazione. Perché la ragazzina non sarebbe stata minacciata ma avrebbe acconsentito a quei rapporti con il padre adottivo. È stata infatti la stessa giovane, che oggi ha 27 anni, a raccontare ai giudici di primo grado che quando all'uomo ha detto di non voler più avere momenti di intimità con lui, il padre adottivo non avrebbe cambiato atteggiamento nei suoi confronti continuando a darle la paghetta e a raccogliere le sue confidenze sui brutti voti che prendeva a scuola e sulle sue frequentazioni con il fidanzatino. E il ricorso in Appello presentato dall’avvocato dell’uomo si basava proprio su questo punto: probabilmente, i giudici fiorentini, hanno dato una lettura differente dlell’intera vicenda.
Era stata la ragazza a sporgere denuncia dopo una lite con i genitori. Aveva deciso di andare a vivere dal fidanzatino e l'occasione era stata l'ennesima lite con la madre e con il padre adottivo.
I due genitori erano tornati a casa e avevano scoperto che la loro figlia aveva fatto un test di gravidanza. La loro reazione non era stata provocata dall'aver scoperto che la ragazzina, allora sedicenne, avesse dei rapporti con il fidanzatino. Era stata lei a confidarsi con i genitori mesi prima. Si erano arrabbiati perché la ragazza aveva una malattia e il test di gravidanza era il segno evidente che non aveva utilizzato alcuna protezione. La ragazza, dopo una violenta lite con il padre adottivo aveva deciso di trasferirsi dalla famiglia del fidanzato. Poi, dopo la denuncia per abusi sessuali nei confronti del padre, è entrata in una residenza protetta.
Un contesto, quello nel quale è maturata tutta la vicenda giudiziaria, che è stato ricostruito nell'atto di appello presentato dall'avvocato Francesca Carnicelli. E che ha portato i giudici a diminuire la pena nei confronti dell'uomo, che ha continuato a vivere insieme alla moglie e madre della giovane, di tre anni e mezzo. Almeno in appello.
Ora della vicenda se ne occuperà la Cassazione, non appena, tra 90 giorni, verranno pubblicate le motivazioni della sentenza.(f.g.)
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