Sicurezza
Poste chiude dieci uffici, sindacati e Provincia insorgono
GROSSETO. «Forse Poste italiane spera di fiaccare la nostra iniziativa sul lungo periodo ma sottovaluta la motivazione del sindacato a tutelare i diritti dei cittadini. Siamo infatti abituati alle...
GROSSETO. «Forse Poste italiane spera di fiaccare la nostra iniziativa sul lungo periodo ma sottovaluta la motivazione del sindacato a tutelare i diritti dei cittadini. Siamo infatti abituati alle battaglie di trincea, e abbiamo già allertato le riserve».
È il messaggio che Cgil, Cisl e Uil, attraverso i segretari provinciali Renzetti, Milani e Baiocco, mandano a Poste italiane, che pochi giorni fa ha comunicato di voler dar seguito alla chiusura di dieci piccoli uffici postali e alla riduzione d’orario in altri sei, dopo che ad aprile aveva congelato il piano.
«Quando si trasformano servizi pubblici a rilevanza sociale in attività lucrative – dicono i sindacati – queste sono le conseguenze. Lo avevamo detto prima che si prendesse questa decisione, la cui responsabilità è in capo ai soggetti politici nazionali. La chiusura dei piccoli uffici postali, come di altri servizi di vicinato, in quest’ottica, costringerà tante persone anziane a rinunciare a vivere autonomamente nei paesi d’origine, trasferirsi in città e avvicinarsi ai figli perché non più autonomi».
I sindacati ripongono le speranze in un incontro che si tiene il 13 luglio a Firenze con Regione, Anci e Uncem e a cui sono invitati tutti i sindaci interessati. «Auspichiamo – dicono i sidnacati – che venga trovato il modo di far valere i ricorsi già presentati al Tar o comunque di ottenere un risultato equivalente».
Resta l’indignazione per il «vergognoso escamotage della sospensiva preelettorale del piano di chiusura di Poste Italiane, poi ritirata in piena estate. Tempistica evidentemente non casuale», dicono.
Una tempistica che non sfugge neanche al presidente della provincia, e sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi. «Sono passate le elezioni regionali e Poste Italiane, ignorando tutti gli appelli e i confronti effettuati, vanno avanti con il loro perverso progetto», dice Bonifazi. «Il piano di tagli ai servizi con chiusure e riduzioni di orario – prosegue – è un colpo netto alla qualità della vita in particolare di tanti residenti nel nostro territorio provinciale, e in gran parte anziani... Quello postale è anche e soprattutto un servizio pubblico e la società è a oggi ancora controllata dallo Stato. Non si possono ignorare le esigenze sociali di un territorio. Credo che Poste Italiane debba quindi fare una riflessione aggiuntiva rispetto alle decisioni assunte».
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