Sicurezza
Pd, fumata nera per il nuovo segretario
Assemblea fiume a Grosseto, ma la Pinzuti non vuole dimettersi. E sul partito si allunga l’ombra del commissariamento
GROSSETO. C’è chi venerdì sera è arrivato alle 20.30 e alle 3 di mattina era sempre nel piazzale del Granduca. L’assemblea provinciale del Pd, chiamata a trovare un accordo sui nuovi vertici del partito dopo il voto delle regionali, si è chiusa con una fumata nera.
Non sono bastati quaranta giorni a Leonardo Marras per venire a capo della matassa. Proprio il neoconsigliere regionale – in questa partita tutta maremmana – ricopre da settimane il ruolo di capitano e regista a tutto campo; con l’obiettivo finale di mandare in gol il centravanti Marco Simiani, facendolo eleggere segretario a due anni di distanza dalla doppia sconfitta nel congresso e nelle parlamentarie.
Un’operazione spericolata, gradita – pare – a Dario Parrini e sulla quale un po’ alla volta, obtorto collo, sono confluite quasi tutte le correnti.
Ore di confronto, di discussione (a tratti accesa), non sono bastate però a convincere l’attuale segretaria Barbara Pinzuti a farsi da parte in nome dell’unità del partito e della condivisione di una nuova linea politica. Marras è arrivato a segare il presidente dell’assemblea Riccardo Vannozzi (informato poche ore prima), pur di trovare una soluzione. Ma non è bastato. Se ne riparlerà domani sera, quando è in programma un’altra assemblea.
Sullo sfondo resta l’ipotesi del commissariamento, ventilata ancora una volta da Antonio Mazzeo, dirigente regionale, responsabile dell’organizzazione del Pd e presente alla riunione come portavoce della segreteria regionale.
Al momento dei 270 delegati (per inciso erano presenti 108 persone) gli ottimisti sono maggioranza. Un accordo tra le varie anime del Pd sembra vicino, ma dipende sempre e solo dalla Pinzuti, che dovrebbe rinunciare alla sua carica, senza obbligare l’assemblea a sfiduciarla. L’alternativa è il commissario.
Gli interventi in assemblea, come detto, sono stati molti. Quello passionale e a lungo applaudito di Marras (un assist al passo indietro della Pinzuti, che poi non è arrivato), quello lucidissimo, a tratti cattivo, del deputato Luca Sani, che ha bastonato tutti i big. E poi Giancarlo Tei: altra disamina chiara, condivisa da molti.
Ma da venerdì sera in bilico, oltre al mandato di Pinzuti, c’è anche a sorpresa quello del presidente dell’assemblea Riccardo Vannozzi, che – di fronte alle parole di Marras – ha confermato di essere a disposizione del partito, pronto a lasciare il suo ruolo. Una novità forse decisiva per uscire dal Granduca – domani sera – con un’intesa definitiva.
Si profila quindi una domenica di lavoro, incontri, tentativi di fare sintesi, con la sensazione, comunque vada, che il patto sul «partito unito al servizio della comunità» appaia fragile, artificioso, con fondamenta poggiate sulla sabbia, a due passi da un mare che potrebbe presto tornare tempestoso.
Ieri mattina Sani e Marras si sarebbero visti a Massa Marittima limando gli ultimi dettagli. «Come se Renzi in Maremma non ci fosse mai stato» borbottano alcuni renziani.
E il vicesindaco di Grosseto Paolo Borghi? Su questa partita ha sempre lasciato il boccino ad altri, accodandosi su Simiani in nome dell’unità garantita da Marras. Se questa scelta pagherà lo sapremo nel 2016. Saimo Biliotti, nel frattempo, ha fatto sapere come la pensa, senza giri di parole. Concetti ribaditi in chiusura di assemblea venerdì sera. La Pinzuti e Sani nel mirino.
Insomma domani potrà anche uscire una soluzione che accomoda tutti, ma il messaggio che il Pd grossetano ha veicolato all’esterno in questo mese e mezzo resta negativo e l’unità non potrà che essere letta come un’operazione di potere, di facciata. Per attuarla davvero serve un segretario autorevole, forte e terzo. Insomma, Marco Simiani.
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