Il Tirreno

Grosseto

Neonata morì sull’ambulanza Nuove indagini

di Francesca Gori
Neonata morì sull’ambulanza Nuove indagini

Archiviata la posizione del volontario che era alla guida Il giudice vuol sapere se la piccola era viva dopo il parto

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MONTEROTONDO MARITTIMO. Elife sarebbe dovuta nascere il 19 aprile di due anni fa. Elife aveva voglia di venire al mondo, ma non ce l’h fatta. La bambina, all’ospedale Sant’Andrea di Massa Marittima è arrivata morta, dopo una corsa disperata con l’ambulanza partita da Monterotondo, dove i suoi genitori, Ljuljzim Ramanovsky e la signora Ilmija stavano aspettando con ansia il terzo giorno più bello della loro vita. La nascita della terzogenita appunto. Ma Elife non ce l’ha fatta: «Asfissia da distacco intempestivo di placenta», scrive il medico legale Cristina Vuolo al termine dell'autopsia sul corpo della piccola. La bimba non ha mai respirato e la morte sarebbe dovuta tutta a «cause naturali».

Un responso, questo, che è stato consegnato al giudice per le indagini preliminari Marco Bilisari nel corso dell’incidente probatorio che si è svolto il 10 maggio di due anni fa. Ad essere indagati per la morte della bambina furono allora l’autista dell’ambulanza e Mario Salusti, 76 anni di Massa Marittima e il medico che era con lui, marco Pasqualitti, 51 anni.

All’udienza del primo luglio di quest’anno, sempre di fronte al gip Bilisrai, la posizione di Mario Salusti, assistito dagli avvocati Francesca Carnicelli e Alessandro Oneto è stata archiviata. Perché l’autista volontario dell’ambulanza avrebbe, secondo il giudice, aumentato la velocità della corsa verso l’ospedale Sant’Andrea su precisa indicazione del medico.

Per questo è stato aperto un altro fascicolo, a carico del medico ma chiede anche al pm di effettuare nuovi accertamenti per stabilire se la bambina sia davvero morta prima della nascita.

Quello che infatti non convince il giudice, nonostante che il risultato dell’autopsia non sia stato smentito nemmeno dai periti di parte, sono state le dichiarazioni rese dallo stesso medico e dal padre della bambina subito dopo la morte della piccola. I due uomini sono entrambu sull’ambulanza quando succede la tragedia. Parlano tra loro: il padre della piccola chiede al medico di fare qualcosa per salvarla. Si era accorto che Elife non stava bene. Il medico che aveva capito già che la situazione era grava aveva cercato di rassicurarlo: c’era la bambina e c’era da afre un estremo tentativo per salvarle la vita. C’erano anche i due genitori che stavano per perdere la loro figlia. Il racconto che i due uomini hanno fatto al giudice però ha dei punti che non combaciano: il medico ha spiegato che la piccola era viva, che non emetteva vagiti e che aveva i movimenti delle braccia e della gambe rallentati. Il padre invece era certo di averla sentita piangere.

Sono questi i motivi che hanno spinto Bilisari a chiedere al pubblico ministero ulteriori indagini attraverso un proprio consulente o una nuova richiesta di incidente probatorio per spiegare proprio questa differenza tra il risultato dell’autopsia sul corpo della piccola e quello che invece i due uomini, padre e medico, hanno raccontato.

Ljuljzim Ramanovsky e Ilmija hanno altri due bambini ma aspettano ancora una risposta su quello che è accaduto quella notte quando il suono dell’ambulanza ha squarciato il silenzio della notte e ha coperto il terrore dei genitori della piccola. Ilmija stava male, chiedeva rassicurazioni al marito, Ljuljzim supplicava il medico di salvare la piccola, Pasqualetti ha fatto tutto il possibile per farla tornare a respirare. Ma Elife non ce l’ha fatta, e ora per i due genitori resta soltanto la voglia di sapere come siano andate davvero le cose quella notte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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