Il Tirreno

Grosseto

Il consulente se ne va «È una pagliacciata»

di Alfredo Faetti
Il consulente se ne va «È una pagliacciata»

Sospesa la seduta della commissione d’inchiesta pubblica: tanti documenti e poco tempo per leggerli. Anche i sindaci Stella e Benini chiedono una proroga

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SCARLINO. «Presidente, si è preso proprio una bella gatta da pelare, eh?» dice uno dei presenti a Gianni Taddei, avvocato incaricato dal governatore Enrico Rossi di presiedere al procedimento.

Sono le 14 e la commissione d’inchiesta pubblica sulle nuove autorizzazioni per l’inceneritore di Scarlino è sospesa, senza che nessuno sappia come muoversi. Colpa o merito di Paolo Rabitti, consulente nominato dai contrari all’impianto tra cui i due Comuni coinvolti, che ad un certo punto ha abbandonato la sala e ha fatto perdere le sue tracce. «Così non posso svolgere il mio compito» ha detto l’ingegnere, che nella sua carriera ha seguito disastri ambientali come quello di Porto Marghera. A far perdere le staffe a Rabitti è stata la tempistica: per poter studiare tutti i documenti e le contro deduzioni prodotte giovedì in conferenza dei servizi, i commissari hanno avuto solo 22 ore di tempo. «Parliamo di duecento pagine dall’alto tasso tecnico» per dirla come il presidente del Comitato del No, Mario Monciatti. Giovedì la conferenza, venerdì mattina la pubblicazione sul sito della Regione, sabato (ieri) l’adunanza dell’inchiesta. Ma non solo.

I due sindaci, Andrea Benini di Follonica e Marcello Stella di Scarlino, hanno chiesto una proroga a tutto il procedimento, dato che, a loro parere, il tempo a disposizione non è sufficiente per approfondire con cura un argomento così delicato. Ovviamente, l’adunanza di ieri è stata considerata un nulla di fatto. L’abbandono dei lavori della commissione di Rabitti è stato così interpretato in due modi dalla sala: è stato un gesto necessario per mettere il re nudo, ossia per dimostrare che una commissione d’inchiesta così organizzata «è solo una pagliacciata», come hanno gridato gli ambientalisti a Taddei. Viceversa, è stato «un chiaro tentativo di sabotaggio del procedimento», riprendendo le parole dei vertici di Scarlino Energia. «Con un pizzico di rammarico, dobbiamo constatare la nullità di questa seduta» ha detto lo stesso Taddei nel finale, deluso per come è andata dato che per l’occasione aveva invitato a partecipare Asl e Arpat. Il prossimo incontro dovrebbe essere fissato al 23 luglio, ma il condizionale è d’obbligo, dato che Rabitti non ha confermato la sua presenza.

La cronaca di questa calda e frenetica giornata follonichese parte poco prima delle 10, nella sala Tirreno, dove ad aprire i giochi è un consulente di Scarlino Energia chiamato a illustrare il progetto con cui sono state richieste nuove autorizzazioni per l’impianto, chiuso dal Consiglio di Stato ormai a gennaio. Segue l’elenco delle osservazioni presentate e Rabitti prende la parola. «Giovedì non è stato allegato al verbale la relazione dell’Asl e l’abbiamo dovuta scaricare il giorno dopo dal sito della Regione». È il tuono che promette tempesta. L’adunanza infatti prosegue per alcuni minuti, poi Rabitti dice chiaramente che non è possibile discutere su una mole così consistente di dati dopo appena 22 ore dalla loro pubblicazione; chiede dunque di rinviare la seduta, ma il presidente risponde picche. E lui se ne va, mentre i presenti inveiscono contro Taddei. Volano parole grosse e quando torna la calma Rabitti è sparito. «Sono tempi troppo stretti per dibattere di questo argomento» dice anche Stella. E non solo per le contro-deduzioni: per i Comuni anche la conferenza dei servizi sta correndo troppo, così hanno richiesto una proroga di 60 giorni al termine del procedimento, fissato per il 17 agosto. Un’estensione dei tempi infatti deve essere approvata dalla Regione proprio durante la conferenza dei servizi, convocata il 30 luglio. Tre giorni dopo, in teoria, il termine dell’inchiesta pubblica. «Facciamo affidamento a lei presidente – ha detto Benini – perché questa proroga sia accolta».

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