Sicurezza
«Casone, la salute non è a rischio»
La relazione di Asl 9 e Arpat alla conferenza dei servizi per l’inceneritore: inquinamento minimo
SCARLINO. Tutta la zona attorno al Casone, da Follonica a Scarlino, gode di miglior salute rispetto al resto della provincia di Grosseto. Argomento tumori compreso. Tanto dice la relazione firmata dall’Asl 9 e dall’Arpat presentata a Firenze nel corso della terza conferenza dei servizi per il rilascio di nuove autorizzazioni all’inceneritore di Scarlino. Una risposta alle osservazioni di comitati e associazioni, volta soprattutto a fornire tutta una serie di contro-deduzioni riguardo allo studio epidemiologico stilato a suo tempo dall’Università di Siena e oggi nuovamente richiesto dalla Regione, proprio per il procedimento in corso.
«Il quadro epidemiologico che emerge – dicono Asl e Arpat – è che la popolazione dell’area di Follonica e Scarlino sembra godere di uno stato di salute migliore almeno rispetto al resto della provincia e simile a quello della Toscana, in quanto i tassi di mortalità e di ospedalizzazione, per tutte le cause e per i tumori nel loro complesso, si collocano su valori inferiori o simili a quelli delle altre aree di riferimento». Non c’è nessun rischio-tumori particolare a Follonica e Scarlino, stando a quanto dicono gli organi di controllo. Gli stessi a cui la Regione ha chiesto uno studio approfondito sullo stato di salute della popolazione residente, seguendo quelle linee date a gennaio dal Consiglio di Stato con la sentenza con cui è stato chiuso l’inceneritore, fermo tutt’oggi.
Una versione del tutto diversa rispetto a quella predicata dagli oppositori, che da anni, forti dello studio senese, dicono che sul territorio c’è una maggiore possibilità di ammalarsi a causa delle industrie del Casone. Una tesi riproposta anche in questa conferenza dei servizi, contenuta in buona parte delle osservazioni presentate. Ma l’Asl 9, a Firenze, è andata anche oltre, entrando nel merito della sentenza del Consiglio di Stato del gennaio scorso. Ad esempio, dicono i tecnici dell’azienda sanitaria, «risulta incompleta e fuorviante la valutazione relativa all’incremento del 36 per cento dei tumori alla vescica per la popolazione maschile e del 117 per cento per quella femminile, percentuali ottenute rapportando i tassi standardizzati presi dallo studio epidemiologico condotto dalla Azienda Usl 9 e Ispo di Firenze, in quanto non sono stati calcolati i limiti di confidenza del rapporto stesso, necessari per valutare la significatività statistica». L’Arpat, dal canto suo, nella conferenza dei servizi ha parlato invece dell’inquinamento. «Nel caso concreto dell'impianto Scarlino Energia – ha detto il tecnico competente – lo studio diffusionale di ricaduta delle emissioni presentato dalla ditta è stato valutato positivamente da parte della struttura Arpat, e da esso risulta che, anche applicando condizioni conservative (emissioni al massimo autorizzato) ed anche per le zone di massima ricaduta (peraltro ricadenti all'interno della zona industriale) si hanno apporti ai valori di fondo di livello minimo per la maggior parte degli inquinanti considerati».
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