Il Tirreno

Grosseto

Si incatena contro i vincoli burocratici

di Paola Villani
Si incatena contro i vincoli burocratici

Imprenditore chiede di poter fare musica nei suoi locali a Follonica, ma le norme del Comune glielo impediscono

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FOLLONICA. Otto ore incatenato di fronte all'ingresso del palazzo comunale. Una tenda da campeggio accanto e due bottiglie d'acqua per sconfiggere l'afa. Roberto Di Meo, imprenditore da poco arrivato dal Belgio a Follonica, dove ad oggi ha tre locali, due bar e un ristorante, alla fine ha dato seguito alla sua protesta e si è legato davanti al Comune per reclamare contro la burocrazia che a suo giudizio mette i bastoni tra le ruote a chi vuole lavorare.

Questa la sua versione dei fatti: Di Meo voleva organizzare una festa il 17 luglio prossimo nell'attività di via Amorotti, una serata dove la musica viene diffusa solamente attraverso le cuffie e non ci sono casse rimbombanti. Una scelta mirata perché così l'imprenditore voleva far presente a chi vive nella strada dove ha il suo bar, in pieno centro città, che in una località turistica gli eventi sono necessari a far andare avanti le imprese. La data del party non coincideva con i tempi burocratici (almeno quelli che Di Meo racconta di aver appreso attraverso gli uffici comunali quando si è recato per chiedere i permessi necessari per svolgere l'iniziativa) utili per ottenere le autorizzazioni del caso. Da qui la rabbia dell'imprenditore che si è trasformata giovedì mattina in una vera e propria protesta: Di Meo si è presentato intorno alle 9 di fronte al palazzo comunale e si è fatto incatenare ad un palo che sostiene parte dell'edificio dove appunto risiede l'amministrazione.

Lì è rimasto e non si è più mosso fino alle 18 circa del pomeriggio. Poco dopo l'incatenamento l'assessore alle attività produttive, Massimo Baldi, lo ha invitato ad andare nel suo ufficio per poterne parlare con calma, ma Di Meo non ha voluto abbandonare il presidio decidendo di mandare un suo collaboratore a discutere con l'esponente di giunta. «Sono qui e non mi muovo finché non mi firmeranno le autorizzazioni – spiega Di Meo – L'assessore Baldi mi ha invitato a salire nel suo ufficio per parlare: adesso ho mandato un mio collaboratore perché io non mi voglio spostare fino a quando non vedrò quei documenti. Non mi permettono di lavorare, di pagare i miei dipendenti: abbiamo chiesto di rivedere il programma del Tavolo degli eventi ma mi dicono che non ci siamo con i tempi. Manca un mese e mezzo alla fine della stagione come posso aspettare settimane per avere dei permessi? Ci viene detto che dobbiamo attendere, ma noi il bar lo abbiamo preso da un mese e qualche giorno come potevamo fare le richieste prima? Quando loro si sono organizzati per l'estate noi lavoravamo ancora in Belgio. Chiedo solamente che ci permettano di fare degli eventi ogni venerdì da adesso alla fine dell'estate, tutto qui. Voglio poter pagare tranquillamente i miei dipendenti e fornitori, non chiediamo altro».

Di Meo ha capitolato solo quando ha potuto parlare con il sindaco Andrea Benini.

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