Il Tirreno

Grosseto

The Kolors lasciano (blindati) l’Amiata

Dopo il concerto-prova, il gruppo saluta Castel del Piano: «Qui siamo stati benissimo»

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CASTEL DEL PIANO. The Kolors arrivano con un’auto dai vetri oscurati, scendono allo stadio di Castel del Piano, dove alle 21,30 terranno il loro concerto zero. La prova generale prima della data di Roma, il 10 luglio, con cui apriranno il tour estivo. I fans che già si assiepano all’inferriata esterna dell’area sportiva aspettano che apra il botteghino. Non si può entrare e tutto è circondato da un cordone di sorveglianti, carabinieri e vigili. Nel campo dove giocò Maradona, la sera si esibirà la band, star del momento. L’intervista è decisa al volo negli spogliatoi dello stadio. Divieto assoluto di fotografie e video. L’incontro è blindatissimo. Dal canto loro, Stash, Alex e Daniele, i tre giovani fenomeni musicali di 27, 25 e 26 anni, fin troppo protetti da un rigidissimo cerimoniale di sicurezza, sono entusiasti, carichi ed emozionati. Per tutti e tre parla Stash, la voce della band.

Castel del Piano è stato per voi un buon ritiro?

«Siamo stati benissimo, è un posto dove si può pensare, riflettere e rilassarsi. Solo un po’ caldo. I fans non ci hanno lasciato un attimo, ma sono stati discreti, anzi carinissimi, ci hanno fatto piacere e noi abbiamo ricambiato».

Avreste mai immaginato un successo così strepitoso?

«È il sogno di qualsiasi adolescente, il successo; quello che ciascuno sogna immedesimandosi fin da piccolo in un’icona di riferimento. Avrebbe potuto restare un sogno e invece è diventato realtà. No, non ce lo aspettavamo».

È accaduto solo per vostra bravura o anche per fortuna? «È stato un mix, incastri al momento giusto. Per esempio, adesso, la nuova gavetta per chi vuol lanciarsi nel mondo della musica sono i talent show. Fino a poco tempo fa le band non ci potevano partecipare. Quando siamo arrivati noi, i cancelli si erano aperti: abbiamo messo a frutto le nostre abilità e la voglia di farcela. Amici è stato un incastro favorevole.

The Kolors si sono incontrati per caso o si sono scelti?

«Noi, Stash e Alex, siamo cugini e suoniamo insieme da quando avevano 14-15 anni. Daniele si è unito due a Milano, e si è scoperto che era stato compagno di scuola di Alex. Insomma, quasi un destino».

Il concerto zero sarà identico a quello di Roma?

«Sostanzialmente sì, ci serve per provare qualche soluzione sul palco, qualche variazione».

Emozionati?

«Moltissimo. Abbiamo sempre sognato un tour e lo abbiamo voluto con l’entusiasmo e la passione che non vogliamo che diminuisca mai».

Fiora Bonelli

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