Il Tirreno

Grosseto

Niente permessi per la musica, imprenditore infuriato

di Paola Villani
Roberto Di Meo mostra uno dei verbali a carico del suo bar
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Roberto Di Meo mostra uno dei verbali a carico del suo bar

Tornato dall'estero ha rilevato bar e ristorante a Follonica. Ma le autorizzazioni non arrivano, i vicini si lamentano e fioccano le multe: "Se continua così mi incateno al Comune"

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FOLLONICA. Tre settimane per avere i permessi per un evento? «Così non si può lavorare: mi incatenerò alle sedie del palazzo comunale finché non mi daranno le autorizzazioni necessarie».

Roberto Di Meo è tornato da poco in Italia dopo aver lavorato alcuni anni all’estero, in Belgio soprattutto. A Follonica da alcuni mesi ha rilevato due attività commerciali: un ristorante sulla vecchia Aurelia (ex Sabatino) e un bar in via Amorotti (ex Capolupi). In più nei prossimi giorni aprirà un Sushi bar in via Norma Pratelli.

Officina Italiana, nome dell’impresa, ha tre locali nella città del Golfo, uno a Piombino e circa sessanta dipendenti al lavoro. Questa la premessa.

Roberto Di Meo ha deciso con i suoi dipendenti e clienti di organizzare una “Silent night” nel bar di via Amorotti, una serata dove la musica viene fatta sentire solamente con le cuffie, come già è stata organizzata a Grosseto. La data scelta per l’evento è il 17 luglio prossimo.

Una proposta che oltre ad avere una connotazione strettamente promozionale per il locale che Di Meo gestisce da poco tempo, vuole essere anche un segnale di protesta per chi, a Follonica, continua a lamentarsi dei rumori notturni, senza comprendere che d'estate chi ha una attività commerciale deve sfruttare tutte le carte possibili per poter lavorare e pagare i propri dipendenti.

Peccato però che a mettere i bastoni tra le ruote all’imprenditore non siano solamente alcuni residenti del Golfo che protestano (sabato sera i clienti del bar hanno ricevuto dei secchi d’acqua da chi abita nella strada), ma pure la burocrazia: per avere i permessi necessari ad organizzare la festa servono fino tre settimane e quindi non arriveranno in tempo per la data scelta per la “Silent night”.

Tra l’altro mercoledì l’imprenditore si è beccato pure una sanzione da 169 euro (se la salderà entro cinque giorni saranno 118 euro) per il suolo pubblico, perché lui la domanda per mettere tavoli, sedie e ombrelloni di fronte al suo bar che si affaccia su una strada a traffico limitato l’ha fatta, ma non era nei tempi giusti.

«Adesso sono, anzi siamo, stanchi: non è possibile lavorare così – spiega Di Meo – Come è pensabile che per ottenere le autorizzazioni necessarie ad un’iniziativa, dove comunque non c’è musica ad alto volume, servano settimane e settimane? Così in pratica quando avrò i permessi l’estate sarà conclusa. Non bastano le persone che non accettano che durante le notti estive ci siano delle serate più rumorose e, per inciso, ce lo dimostrano in tutti i modi, l’ultimo segnale sono stati i secchi d’acqua durante la Notte Rosa, ma se anche l’amministrazione comunale mette dei paletti burocratici per noi diventa impossibile lavorare. In municipio mi hanno detto che il calendario estivo è stato chiuso tempo fa, che per avere un permesso servono dai venti ai quaranta giorni perché la commissione non si può riunire tutte le settimane, ma è possibile tutto questo in una città turistica? Non è stato creato un Tavolo degli eventi proprio per ovviare al problema della burocrazia? Noi siamo a Follonica da poco come potevamo mesi fa sapere che avremmo avuto intenzione di fare delle iniziative?».

La rabbia è talmente tanta che l’imprenditore ha deciso di incatenarsi stamattina in Comune se non gli saranno concesse le autorizzazioni del caso e comunque la festa la farà lo stesso, rischiando un verbale certo, ma non vede alternative possibili e non ha intenzione di non lavorare.

«Stiamo cercando, con gli altri negozianti di via Amorotti, di creare delle iniziative che portino vita in quella strada – dice ancora Di Meo – Non chiediamo fondi a nessuno, ogni evento ce lo paghiamo, come accaduto per la Notte Rosa di sabato scorso quando da soli abbiamo comprato il materiale per allestire il locale e la via. Perché non ci lasciano lavorare? Follonica se non vive di turismo di cosa deve vivere?».

 

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