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I dubbi di Rifondazione sulla falda acquifera

I dubbi di Rifondazione sulla falda acquifera

Il geologo Scola ha firmato un’osservazione sull’inceneritore che sarà discussa in Regione

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Il prossimo appuntamento sull’inceneritore di Scarlino è in agenda per venerdì, a Firenze, dove si riunirà la terza seduta della conferenza dei servizi chiamata a decidere se concedere o meno nuove autorizzazioni all’impianto, dopo che il Consiglio di Stato ha annullato le precedenti. E dalle premesse, non sembra che la tappa fiorentina sarà un passaggio di routine. Lodovico Scola infatti, geologo, firmatario di una delle osservazioni a nome del circolo follonichese di Rifondazione Comunista, ha inviato in questi giorni una relazione sia ai funzionari della Regione sia ai membri della conferenza stessa. «Poiché nelle due precedenti conferenze non sono state date risposte specifiche e dettagliate a molti dei quesiti posti nelle osservazioni presentate dal pubblico – si legge nel documento - abbiamo riproposto richieste specifiche relativamente alla situazione ambientale presente nella piana di Scarlino alle quali vorremmo che i vari responsabili chiamati ad esprimere, ciascuno per le specifiche competenze, pareri obbligatori in sede di Via, rispondessero con sollecitudine e coerenza». Vuole chiarimenti da Rifondazione, soprattutto riguardo a temi specifici. Uno su tutti, la questione della falda acquifera che giace sotto la piana del Casone. «Dato che le condizioni sia delle acque sotterranee hanno ormai superato ampiamente gli standard di qualità ambientale previsti dalla Comunità Europea e dalla legislazione italiana – continuano da Prc - vorremmo spiegassero come la piana di Scarlino potrà sostenere ulteriori aggravi ambientali che l’impianto, pur rispettando i limiti di emissioni previsti dalle normative ma che tecnicamente non potranno mai risultare nulle, andrà a procurare». Altro tema su cui il circolo follonichese chiede risposte è quelli «dei lavoratori impegnati nell’impianto», che «illusi da facili prospettive iniziali, da anni ormai si ritrovano in una situazione di instabilità ed insicurezza con tutte le conseguenze economiche che ne derivano – continua Rifondazione - Le politiche miopi delle amministrazioni precedenti hanno creato una situazione non più sostenibile che solamente un cambiamento radicale di indirizzo potrà risolvere». Da qui poi il collegamento alla decisione della Comunità Europea, che «chiede una chiusura di tutti gli impianti di incenerimento per il 2020». Insomma, tanta carne al fuoco, soprattutto perché le risposte che verranno date venerdì a Firenze saranno materiale di discussione sabato mattina a Follonica, nella sala Tirreno, dove è convocata la seconda audizione dell’inchiesta pubblica sull’impatto ambientale di un’eventuale ripartenza dell’inceneritore.

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