Attenzione
Geotermia e acqua, volano scintille in consiglio comunale
CASTEL DEL PIANO. Scintille al consiglio comunale di Castel del Piano del 6 luglio, con botta e risposta fra minoranza e maggioranza su una serie di questioni, da quelle tecniche e formali a quelle...
CASTEL DEL PIANO. Scintille al consiglio comunale di Castel del Piano del 6 luglio, con botta e risposta fra minoranza e maggioranza su una serie di questioni, da quelle tecniche e formali a quelle più sostanziali come geotermia e acqua.
Punto saliente il primo, quello sulla geotermia, che ha impegnato con vari interventi le due compagini, da quando Sandro Ginanneschi (capogruppo di opposizione) ha chiesto al sindaco perché Castel del Piano non fosse stato rappresentato ufficialmente alla manifestazione antigeotermica di Monticello alcuni giorni fa, mentre Alessandra Vegni (consigliera di opposizione) chiedeva se Castel del Piano avesse per caso cambiato idea sulla geotermia.
Ma Castel del Piano non ha cambiato idea: «Sono sempre dell’avviso che siamo saturi - dice il sindaco Claudio Franci - con Bagnore 4 la partita è chiusa e lo stesso per le medie entalpie, come la centrale prevista a Montenero. Ma non basta dirlo e non basta una manifestazione. Le cose bisogna farle e Castel del Piano le ha fatte, creando un fronte antigeotermico di comuni, imprenditori, comitati e cittadini e andando in regione a chiedere, ottenendolo, che fosse modificato il piano paesaggistico. In questa partita, quelli che ci hanno messo meno forze e costruttività, sono stati coloro che a Monticello marciavano con la fascia tricolore».
Questo l’affondo di Franci. Anche Alberto Coppi, capogruppo Pd, ha incalzato: «Siamo andati in regione a fare le cose, nel luogo deputato, dove si può ottenere qualcosa. La piazza non serve».
E Franci ha duramente chiuso: «Non si dica che si tentenna su questa partita».
E sempre sulla questione risorse e ambiente, è spuntata al consiglio, la domanda sulle fontanelle sigillate. Fonti, una cinquantina, che nel comune erano per tradizione sempre aperte, ma per le quali adesso, per una serie di nuove disposizioni il comune paga 300 euro ciascuna.
«In cinque anni abbiamo speso 100.000 euro di acqua per quelle cannelle - spiega Franci - come dimostra una fattura recapitata nel 2012 e che non abbiamo pagato. Abbiamo, dunque, chiuso col gestore un accordo per lasciarne aperte la metà, cercando di salvare quelle essenziali. Tutte non ce le possiamo permettere». (f.b.)
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