Il Tirreno

Grosseto

BAGNO DI GAVORRANO/i GENITORI SI LAMENTANO

Dal nome alle tariffe il nuovo asilo piace poco

Dal nome alle tariffe il nuovo asilo piace poco

GAVORRANO. Il primo settembre parte il nuovo corso del nido comunale “Il paese dei balocchi” a Bagno di Gavorrano. Un nuovo corso che però non ha mancato di suscitare perplessità nei genitori dei...

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GAVORRANO. Il primo settembre parte il nuovo corso del nido comunale “Il paese dei balocchi” a Bagno di Gavorrano. Un nuovo corso che però non ha mancato di suscitare perplessità nei genitori dei bambini che hanno frequentato quest’anno il Tetto vagabondo (nome della vecchia gestione privata) e che hanno preparato un documento condiviso che riassume la loro posizione.

«Inizialmente _ spiega una delle mamme firmatarie _ abbiamo espresso contrarietà sia per il cambio del nome sia per la mancata riconferma di uno dei due educatori della precedente gestione: lo abbiamo fatto scrivendo al Comune e alla cooperativa che ha vinto la gara d’appalto. Poi quando abbiamo conosciuto le nuove tariffe del nido comunale la nostra protesta si è estesa su questo fronte».

Le criticità, secondo le famiglie gavorranesi, cominciano da quel cambio di nome che per i genitori non è un fatto marginale. «Il nido è stato ribattezzato “Il paese dei balocchi” _ scrivono le famiglie _ quasi a voler cancellare la memoria del servizio precedente che ha costituito per molti anni una valida realtà educativa per la professionalità e la disponibilità dei suoi due educatori. Il nuovo nome del servizio rimanda alla fiaba di Pinocchio, il burattino svogliato che per evitare regole e il confronto con le figure genitoriali e con qualsiasi tipo di progettualità va nel paese dei Balocchi dove tutto è lecito e i bambini fanno quello che vogliono».

I genitori si chiedono inoltre perché non siano stati riconfermati entrambi gli educatori della struttura ma solo uno di loro, rinunciando così a un team già affiatato. Solo in un secondo momento si è aggiunta anche la preoccupazione per le nuove tariffe. «La distribuzione delle quote di partecipazione redatta dal Comune _ lamentano i genitori _ grava principalmente sulle fasce che costituiscono il maggior bacino di utenza del nido (fascia Isee da 10.000 a 20.000 euro e da 20.000 a 30.000 euro). In alcuni casi la retta aumenta rispetto alla gestione privata».

Questo senza avere certezza, alla data di chiusura delle iscrizioni (la scadenza era il 30 giugno), di poter usufruire di buoni servizio. «Una famiglia che voglia mandare il proprio figlio al nido _ sollecitano i genitori _ ha necessità di sapere già all’atto dell’iscrizione se la quota da corrispondere, già in partenza molto alta e non comprensiva del costo della mensa, possa essere o meno soggetta a riduzioni». L’appello è dunque per l’introduzione di più scaglioni che consentano costi più sostenibili del servizio «altrimenti _ scrivono i genitori _ saremo costretti a mandare i nostri figli altrove o come anticipatari alla scuola dell’infanzia».

I genitori giudicano non soddisfacenti le risposte avute finora dal Comune, ma confidano nel nuovo incontro previsto con l’amministrazione.(s.l.)

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