Il Tirreno

Grosseto

Yacht a fuoco, evitato l’inquinamento

di Michele Nannini

La zona in cui la barca si è inabissata è stata circoscritta con panne assorbenti, da decidere modo e tempi del recupero

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SCARLINO. Il giorno dopo il naufragio rimane solo un relitto, adagiato sul fondo di uno degli specchi di mare più belli di tutta Italia. Quello che fino a venerdì pomeriggio era uno yacht di 17,50 metri utilizzato per far scoprire ai turisti le bellezze del Tirreno giace adesso a poche centinaia di metri da Punta Martina, con l'ufficio locale marittimo di Follonica che per tutta la giornata di ieri ha operato per restituire le limpide acque del golfo ai turisti di questa calda estate, evitando di emanare provvedimenti di divieto relativi alle cale ma salvando allo stesso tempo il patrimonio marino.

È iniziato presto ieri mattina il lavoro del Locamare guidato dal comandante Riccardo Federighi per valutare gli effetti del naufragio dello yacht andato a fuoco venerdì pomeriggio e inabissatosi poche ore dopo. Le ricognizioni sul punto in cui è affondato lo yacht sono andate avanti per tutta la giornata con il supporto del nucleo sommozzatori di Livorno dei vigili del fuoco e degli operatori della ditta Masdi, giunti a Scarlino proprio su richiesta della guardia costiera. I subacquei hanno effettuato una ispezione sul relitto per valutarne le condizioni, mentre la Capitaneria di porto si è attivata per valutare l'inquinamento presente nello specchio d'acqua assieme agli esperti di Castalia, il consorzio convenzionato con il Ministero dell'ambiente che opera nel settore dell'antinquinamento marino e nel pronto intervento.

Il punto in cui si è inabissato lo yacht è stato circoscritto da una catena di panne assorbenti utilizzate abitualmente in casi come questi proprio per evitare ai liquidi fuoriusciti dall’ imbarcazione di propagarsi in mare. La ricognizione ha permesso di mettere in sicurezza la barca sul fondale bloccando sul nascere eventuali ulteriori perdite di materiali infiammabili o altri residui.

I sommozzatori hanno confermato che l'inquinamento da carburante era ormai completamente circoscritto visto che gli idrocarburi dispersi sono stati infatti assorbiti dalle panne rimaste in acqua fino a ieri sera alle 22 circa.

Nei prossimi giorni verrà presa una decisione in merito al recupero dell'imbarcazione, operazione che andrà a carico della proprietà della stessa: servirà infatti valutare in maniera accurata che la struttura regga alla risalita dal fondale evitando che si spacchi definitivamente in mare creando così un danno ancora peggiore.

Nella mattinata di ieri il legale rappresentante della ditta di Roma proprietaria dello yacht, Pierluigi Poli, si è prestato a tutti i controlli necessari messi in atto dalla Capitaneria di porto ed alla formalizzazione della denuncia di evento straordinario, prima di staccare il telefono e recuperare dallo shock. L'uomo infatti era a bordo dello yacht, insieme anche a un suo assistente, quando è scoppiato l'incendio: la barca era un Mochi 56 battezzato Stedava dai proprietari, una imbarcazione da diporto utilizzata per attività di locazione che era stata prenotata da una famiglia di cinque persone di nazionalità russa e che ieri stavano ricevendo la consulenza necessaria per familiarizzare con lo yacht.

Secondo il racconto dell'uomo l'incendio è stato un evento inaspettato e repentino, con le fiamme che si sono sprigionate dalla sala macchine probabilmente per la fusione del motore: una volta fallito il tentativo di azionare l'impianto antincendio gli occupanti hanno tentato di mettersi in salvo con il tender anch'esso però reso inutilizzabile dalle fiamme, costringendo così le sette persone che erano a bordo gettarsi in acqua per poi essere recuperati da alcune imbarcazioni presenti nella zona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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