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Tagli agli uffici postali, la rabbia del sindaco Galli

Tagli agli uffici postali, la rabbia del sindaco Galli

ROCCALBEGNA. «Come previsto, passate le elezioni, Poste ripresenta il piano di chiusure che penalizza Roccalbegna e le sue frazioni di Santa Caterina e di Vallerona». Il sindaco Massimo Galli è...

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ROCCALBEGNA. «Come previsto, passate le elezioni, Poste ripresenta il piano di chiusure che penalizza Roccalbegna e le sue frazioni di Santa Caterina e di Vallerona». Il sindaco Massimo Galli è furioso, quando ha ricevuto la notizia che il suo comune non è fra quelli “salvati” nel piano di chiusure di Poste Italiane.

«Solo sei uffici escono dalla lista nera - incalza Galli - e noi non siamo fra questi. Naturalmente la cosa era stata congelata dalle Regionali, ma adesso ci risiamo. Addio poste». Il comune di Roccalbegna è fra quelli più penalizzati in fatto di servizio postale. Un servizio ritenuto essenziale, tanto che quando fu chiuso l’ufficio di Cana, nel 2012, insorse tutta la comunità. Ma a nulla servirono le proteste della popolazione con la presenza di sindaco, parroco e addirittura carabinieri. L’ufficio, che già era aperto un solo giorno alla settimana fu chiuso, con l’eliminazione anche della cassetta della posta. «E così capiterà - afferma Galli - anche a Santa Caterina che sarà chiusa dal prossimo 7 settembre. Sarà ridimensionata anche Vallerona che passerà da tre aperture settimanali a una sola. E lo stesso capoluogo di Roccalbegna sarà fortemente penalizzato, con una riduzione di giorni di apertura da sei a tre. Un disastro - afferma Galli - perché è inutile ricordare la funzione che da noi hanno gli uffici postali: di aggregazione della popolazione, soprattutto quella anziana, oltre che di servizio di riscossione pensioni e tutte le necessità legate alla comunicazione, per cui, adesso, occorrerà spostarsi di chilometri».

Una guerra persa, comunque, quella con Poste, che ha visto in un recente passato, tanti sindaci scendere sul piede di guerra guidati da Oreste Giurlani presidente di Uncem Toscana. Eppure nulla è stato ottenuto. Il maglio della razionalizzazione non si è potuto evitare: «Una società a cui forse piace di più fare la banca che la posta - aveva commentato Giurlani lo scorso marzo, quando poi fu congelata l’operazione - e alla quale Agcom, che dovrebbe sorvegliare il suo operato, approva le chiusure. Si può contrattare poco - ammetteva Giurlani - anche perché Poste ha decretato di chiudere e non spiega il perché. E non è questione di soldi». (f.b.)

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