Il Tirreno

Grosseto

I versi di Dante per rendere più viva la città vecchia

di Alfredo Faetti

L’idea è di un gruppo di cittadini e del pittore Dino Petri Immagini e terzine nelle vetrine dei negozi abbandonati

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MASSA MARITTIMA. C’è un gruppo in città che davvero coltiva virtù e conoscenza. In tutto sono sei-sette persone, accomunati da una visione: ravvivare quegli angoli morti del centro storico. «Le botteghe chiuse» come le chiama Dino Petri, 80enne, pittore massetano. «Botteghe con le vetrine sporcate dall’abbandono, dove ormai anche le ragnatele vengono tutelate dalla Soprintendenza».

Da qui l’idea di dargli nuova vita, grazie a un semplice gioco di colori e parole. Ma non parole qualsiasi, bensì i versi più conosciuti della Divina Commedia, in onore al 750° anniversario dalla presunta nascita di Dante Alighieri. E neppure i disegni sono immagini qualsiasi, ma rivisitazioni delle opere di Gustave Dorè, l’incisore francese autore delle famose rappresentazioni del Sommo Poeta, di Virgilio e di Beatrice. «Io mi sono limitato a rifarli a colori» spiega Petri, che ha firmato i disegni che ora campeggiano su almeno venti vetrine del centro di Massa Marittima, per la gioia dei commercianti, ben felici di rivedere il colore dove per anni c’è stato il buio pesto, e anche dei turisti. «Quando appendevamo queste scritta è passata una persona che prima ha letto i versi e poi ha continuato a recitare il canto».

Accanto ad ogni frase o disegno (a pastello) c’è un adesivo tondo con la scritta “Via Dantis”. Cos’è? Un’associazione? «Direi più un percorso – spiega Petri – Un omaggio a Dante per l’anniversario, ma anche un modo per celebrare la sua poesia». L’anziano pittore ci accompagna per il centro medievale. «Qui molti negozi sono ormai abbandonati. Ci sono quelli che non ha rinnovato la licenza e quelli a cui sono andate male le cose. Guardi (indica una vetrina abbandonata) qui vendevano la frutta, oggi ci cresce l’erbaccia davanti». Da qui l’idea di dare nuova vita agli angoli tetri del centro. È venuta l’inverno scorso a un gruppo di persone che ha preso il nome di “Tavolo di Verena”, prendendo spunto da una donna svizzera ormai massetana d’adozione. È stata lei a scrivere tutti i versi, rigorosamente a mano, mentre Petri si è occupato dei disegni ispirandosi a Dorè. «Vede accanto alla mia firma?» chiede, facendo notare un impercettibile dado bianco accanto a un altrettanto minuscolo uomo con la corona. «È un rebus» spiega il pittore. «Dado- re: da- dore. Voglio che si sappia che sono solo rivisitazioni a colori».

Continuiamo a salire lungo via della Libertà e gli spunti dall’Inferno e dal Purgatorio aumentano. Ecco l’immancabile Pia dei Tolomei. Ma avete chiesto dei permessi? «No – risponde Petri – I fondi sono privati ed è bastato l’ok dei proprietari, senza chiedere il permesso a nessuno». Petri ha il dono di quell’ironia innata nell’artista, che non sfocia mai in polemica. «Per quanto riguarda la Siae, beh… a quanto mi risulta Dante è morto da più di cento anni». Un ruolo decisivo lo hanno giocato i suoi figli, titolari di uno studio grafico nel cuore di Massa. «A volta basta poco per smuovere le cose» dice il figlio Sandro. «La prossima tappa è organizzare una tavola rotonda, con le sedie alla paesana, nella piazzetta di via Cappellini, davanti all’ex teatro, per discutere liberamente di Dante». Intanto, in via Moncini, un fiorentino legge e sorride nel leggere “Ahi Pisa, vituperio de le genti». «Ci ridono sempre anche i senesi» confida Petri.

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