Lutto
Dietro le zingarate, la fede nella lealtà tra individui
Le tre buone ragioni che fanno di Amici miei un film così importante e amato
Perché Amici miei e non I soliti ignoti, che crea la commedia all’italiana; o La grande guerra, celebrato nei festival e nei libri di storia; o Speriamo che sia femmina, che rovescia finalmente al suo opposto il tradizionale sfondo patriarcale del cinema popolare italiano?
Una prima, convenzionale, risposta, sta nella data: il film della supercazzola _ entrata ufficialmente nel linguaggio di tutti i giorni _ che ha vinto il nostro sondaggio, è per molti spettatori contemporanei il film di Monicelli incontrato in sala e mai più dimenticato.
La seconda ragione è nel suo mix inconfondibile di sarcasmo e rammarico, gioie della vita e proroga infinita della morte, accanimento del gioco contro l’ insopportabile serietà della vita: c’è un senso di ribellione e di libertà e di anarchia in quel film. Qualcosa che ogni generazione può consegnare alla successiva come un regalo.
La terza è la più curiosa e forse la più rivelatrice. Amici miei non è un film di Monicelli ma un film scritto, pensato e sognato per essere diretto da Pietro Germi, il regista di Divorzio all’ italiana, che lo stesso Monicelli aveva accompagnato su un set all’inizio della sua carriera e di cui era profondamente amico.
Germi, seriamente malato chiese a Monicelli di dirigerlo. Morì il primo giorno di riprese del film. Dietro le zingarate, il sadismo della beffa, l’irriverenza nei confronti delle convenzioni sociali, dei tabù della famiglia e delle convenienze borghesi, il film celebra nella sua origine più nascosta una fede nella lealtà e nei rapporti tra individui legati da stima e affetto che chiamiamo genericamente amicizia: quello che il film racconta come finzione _ la storia di un gruppo di irriducibili amici _ è anche la condizione stessa della sua esistenza. È una storia cui Mario Monicelli _ come ho avuto modo più volte di parlarne con lui _ teneva almeno quanto a quelle dei suoi film.
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